UNA STORIA VERA!
di Italo Feregotto

Da anni ormai ci stanno dicendo che l’avifauna del nostro Paese è più o meno in estinzione a causa di quei “mostri” di allevatori, uccellatori, cacciatori che distruggono la natura, e con questa convinzione, la maggioranza dei non addetti al lavoro, convive e crede.
Ora vorrei raccontarvi una breve vicenda realmente accaduta di cui sono stato testimone oculare.

Una beve premessa.
Con gli amici del Club collegato alla seconda mia passione, quella del modellismo statico, abbiamo organizzato, con intento divulgativo, una esposizione culturale didattica in un paesino della bassa Carnia, Socchieve (a circa 70 chilometri da Udine). Ad ospitarci, le vecchie scuole ristrutturate ed adibite a centro culturale.
Per noi abituati a vivere in città, in mezzo al traffico e alla confusione, un vero momento di relax.
Nonostante il locale fosse ubicato direttamente sulla strada principale, molto frequenta dai turisti che si recano a Sauris (patria del famoso Speck affumicatoo, oltre che località amena di turismo invernale ed estivo) e successivamente in Austria attraversando il Passo di Monte Croce Carnico, gli alberi che circondavano il centro Culturale erano affollati di una moltitudine di alati: Cince, Passeri, Verzellini, Fringuelli, Cardellini, Merli, Codirossi.
Sulla strada poi si posavano Ballerine e Fringuelli alpini e in cielo un bel movimento di Rondini che probabilmente, come non succede in città a causa dell’asfalto, trovano il fango necessario alla costruzione dei loro nidi e i sottotetti giusti alle loro esigenze.
Ciò che mi colpì maggiormente fu la presenza del Fringuello che durante tutta la giornata cantava sull’ippocastano cresciuto dietro le scuole e a pranzo sia maschi che femmine frequentavano i tavoli dell’agriturismo quasi a contatto con gli avventori; alquanto strana poi la quantità di Cardellini che si muovevano tra le fronde degli alberi e visibili ad occhio nudo.

Veniamo al fatto
Seduto sulle panchine esterne per godere del caldo sole e di un meritato momento di sosta, nel mentre continuavo a seguire le acrobazie dei Cardellini che volteggiavano sulla mia testa, vengo attratto da uno di questi che stranamente va a posarsi sull’oleandro che in un vaso fa bella mostra di se all’ingresso principale del Centro Culturale.
La pianta ha una altezza di circa due metri e fa coppia con una seconda posto dall’altro lato dell’ingresso.
La curiosità era più forte di me, mi avvicinai guardingo e mi accorsi che sulla biforcazione di un ramo c’era un nido. Immaginatevi il desiderio di conoscere chi fosse realmente l’occupante. Inconfondibile, una Cardellina, tranquilla e rilassata continuava a stare sul nido.
Piuttosto inconsueto: la Cardellina aveva costruito il nido in un luogo a contatto dell’uomo, a circa 1,80 da terra, in mezzo ad un fogliame non proprio fitto, e sicuramente facile da raggiungere anche per eventuali predatori.
Non volli intervenire per capire se stesse covando uova o se i piccoli fossero già nati e me ne restai ad osservarla a distanza di sicurezza per timore che potesse abbandonare il frutto di tanto lavoro.
Nonostante tutte le mie considerazioni e i timori, la femmine continuò a covare imperterrita anche durante la giornata seguente, quando cioè la folla si apprestava a riempire l’ingresso per l’inaugurazione. Oltre alla molta gente temevo la giornata estremamente piovosa, e l’abbandono in quel caso avrebbe significato sicuramente la perdita sia delle uova o dei possibili piccoli.
Non ci crederete ma la Cardellina nonostante la pioggia incessante e la folla che ha frequentato durante la mattinata la mostra, non ha mai, nemmeno per un attimo, abbandonato il nido.
Avvisai tutti quelli dell’organizzazione di evitare di appoggiarsi o sostare sotto l’oleandro, e prosegui la mia osservazione. Terminato il primo ponte festivo la settimana passò con il desiderio di scoprire cosa avrei trovato il sabato e la domenica successiva.
Sabato mattina, la prima cosa che feci fu di controllare il nido e costatai che la femmina non c’era, dopo un primo istante di panico decisi di ispezionare il nido ed immaginatevi la sorpresa, al suo interno 4 pullus ben nutriti e vispi oltre ad un uovo non schiuso.
Lasciai tranquilla la femmina ma continuai a tenere controllata la situazione.
Il maschio era più diffidente della femmina e si avvicinava a portarle cibo solamente quando era certo che la presenza umana fosse ad una distanza di sicurezza, la femmine invece, ormai rassicurata, continuava ad accudire la prole come se nulla fosse.
Devo dire che fu una bellissima sensazione quella di capire come anche l’essere umano può far parte della natura senza essere considerato necessariamente un nemico da evitare, ma piuttosto un alleato a cui chiedere protezione.
Il terzo sabato il nido era desolatamente vuoto, al suo interno solamente il piccolo uovo schiuso, abbandonato. L’intera famigliola aveva lasciato il caldo abbraccio della casa per assaporare l’avventura della vita.
Fortunatamente l’amico Luca Monego, dotato di una fotocamera digitale adatta riuscì a scattare alcune istantanee, devo dire piuttosto belle che immortalano l’evento e che mi hanno permesso di raccontarvi questa breve ma vivace storia

Conclusione
A conclusione una analisi mi porta a considerare come non sia proprio vero il rischio di estinzione di specie che invece stanno incrementando in modo deciso la loro presenza sul territorio e come invece la presenza dell’uomo sia sempre di più considerata per gli uccelli un punto di riferimento per la loro sicurezza, piuttosto che un predatore da temere.