Per qualche anno, durante la mia carriera di allevatore, mi sono dedicato all'allevamento in cattività dei Cardellini in purezza, purtroppo i “successi” sono però giunti dopo un paio di stagioni, quando, grazie all'esperienza acquisita, sono riuscito ad eliminare quelle piccole improprietà che in taluni casi impediscono una perfetta armonia in allevamento.
Mantenimento
Tengo i miei soggetti all'aperto, sul balcone di casa, in gabbioni da cm. 100 x 40 x 40 centimetri di altezza con all'interno un massimo di tre posatoi (il tutto per agevolare il volo), che proteggo su tre lati con un telo.
Durante l'inverno li alimento con una normale miscela per canarini con l'aggiunta di semi di girasole (tagliati perché i Cardellini non riescono a sbucciarli) in numero di 5-6 a testa ogni giorno. In una mangiatoia a parte sbriciolo grossolanamente dei biscotti Plasmon secchi. La fettina di mela, l'osso di seppia, il grit e qualche foglia di radicchio non mancano mai; inoltre, settimanalmente, raccolgo delle manciate di terra umida nei prati dalle “montagne delle talpe” e le metto a disposizione degli uccelli, che si precipitano a becchettarla. Nei beverini una volta alla settimana aggiungo qualche goccia di sciroppo Betotal sostituite il giorno successivo con gocce di limone. L'acqua per il bagno la fornisco una volta ogni due giorni anche d'inverno, evito invece di somministrarla nei giorni più inclementi. La pulizia delle gabbie la faccio tre volte alla settimana.

La primavera
Con il sopraggiungere della stagione riproduttiva divido le coppie che alloggio singolarmente in gabbie delle stesse dimensioni e appena fioriscono le prime erbe le fornisco ai Cardellini in aggiunta alla normale dieta giornaliera.
Le erbe e i loro semi immaturi sono indispensabili per la robustezza dei soggetti e così vado in cerca di centocchio, dente di leone, borsa di pastore, spighe immature di varie graminacee ( Dactylis glomerata la più gradita), capolini di Centaurea jacea , semi lattiginosi di Cichorium intybus , cardo selvatico e girasole; queste erbe, avendo fioriture e maturazione scaglionate nel tempo mi permettono di coprire con i loro effetti salutari i mesi che vanno da marzo a ottobre.
Quando vedo le femmine che svolazzano impazienti con fili secchi o pezzi di carta nel becco metto a disposizione il nido che adatto personalmente isolando la coppa con cotone idrofilo e rivestendo l'interno (la zona in cui verranno depositate le uova) con un panno di cotone cucito in modo che gli uccelli non possano sciupare il tutto. A parte fornisco qualche sfilaccio permettendo ai soggetti di fare qualche ritocco a loro piacimento. Uso questo sistema per rendere più solido il nido dato che gli uccelli in gabbia a volte possono essere pasticcioni, forse a causa della mancanza dei materiali che trovano in natura (licheni, muschi, crini, ragnatele) che contribuiscono a consolidare la struttura.

La riproduzione
All'inizio della deposizione uso sostituire la uova con quelle finte fino alla deposizione dell'ultimo uovo, poi rimetto le vere lasciando sempre un uovo di plastica per evitare gli schiacciamenti. Questo serve anche al momento della schiusa e per qualche altro giorno ancora. Nel periodo dello svezzamento, al fine di aumentare l'apporto proteico animale, mi preoccupo di fornire con regolarità gli afidi (pidocchi delle piante); i più graditi sono quelli di colore bruno, verde, rosa e grigio, un po' meno quelli neri, per i quali i miei Cardellini non hanno dimostrato “simpatia”. A parte faccio bollire delle manciate di semi per circa 10 minuti e poi li somministro ben asciugati, questa pratica la uso soprattutto nella fase in cui i piccoli stanno per essere svezzati ed incominciano a mangiare da soli, consuetudine importante dato che i giovani, non av4endo ancora la forza di sgusciare gli altri semi, rischierebbero di soffrire per carenza alimentare.
L'inanellamento è un problema delicato poiché i genitori, cercando di togliere dal nido l'oggetto estraneo (l'anello), a volte gettano fuori anche il piccolo. Personalmente ho cercato di risolvere il problema rivestendo l'anello con del cerotto color carne, qualche risultato l'ho ottenuto ma non bisogna mai abbassare la guardia.
Altra cosa importante é fare in modo che la schiusa e quindi la crescita siano contemporanei per tutta la nidiate, ciò in quanto se al momento della seconda covata, quando il maschio abbandona la prima, qualche soggetto è rimasto indietro e non si è reso indipendente, è condannato quasi certamente a perire.
Come accennavo all'inizio, le soddisfazioni sono arrivate per gradi e così, dopo i primi tempi, dove le cose non andavano per il verso giusto, finalmente le cose migliorarono e ottenni i primi risultati positivi, soprattutto se si considera che sono partito con una coppia di soggetti di cattura.
Riuscii ad ottenere covate di quattro, cinque e persino sei uova con una media di fecondità superiore al 90% e pullus nati vivi e vispi. I genitori hanno però risotto spontaneamente le nidiate ad un massimo di quattro piccoli gettando gli altri fuori dal nido. Questo fatto si è ripetuto più volte.

In cattività
I cardellini nati in cattività rimangono docili e si lasciano avvicinare ed osservare senza dare segni di timore anche se non raggiungono gli atteggiamenti “confidenti” dei Lucherini e dei Ciuffolotti. Quando le femmine covano o hanno piccoli non si muovono dal nido se non sono costrette, ve ne sono inoltre di quelle che se sorprese fuori per l'assunzione del cibo si precipitano a coprire e proteggere gelosamente la nidiata, palesando in questo modo un forte attaccamento che riesce a sopraffare l'istinto naturale della fuga.
Nell'ultimo anno che mi dedicai all'allevamento dei Cardellini, dall'ultima covata della coppia più anziana ebbi una sorpresa, al momento della muta, due presentarono sul piumaggio dove è localizzato il colore rosso e il marrone, delle zone di colore nero. Uno aveva delle piume nere solo sul petto mentre l'altro, più scuro in generale possedeva la mascherina facciale di colore nera con la quasi totale scomparsa del rosso.
Al momento della nascita tutti i piccoli erano uguali tra di loro, anzi, il soggetto che poi si rivelò diventare il più scuro, sembrava più chiaro degli altri.
La cosa mi lasciò nel dubbio che potesse trattarsi di una mutazione piuttosto che una alterazione dovuta all'alimentazione e dovetti attendere l'anno successivo per scoprire che si trattava di una alterazione