Allevare il Codirosso
(Phoenicurus phenicurus)
di W. Sassi
Il Codirosso è un uccellino che ha sempre interessato i molti ornitocoltori grazie alla sua docilità unita al canto ed ai suoi bellissimi colori Ci sono ancora molti appassionati di questa specie che allevano, ove la legge lo permetta, soggetti rigorosamente in cattività.
Questa ricerca è nata grazie alla mole di dati pervenutami dalla collaborazione con alcuni ornitocoltori che hanno fatto questo tipo di esperienza a livello amatoriale.
Il Codirosso si presta piuttosto bene all'allevamento in cattività tanto da riprodursi facilmente dopo che l'allevatore ha seguito alcune regole indispensabili per il benessere di questa specie.
Alcuni Codirossi diventano tanto domestici da posarsi sulle mani dell'amico umano per cercarvi le leccornie che vi sono nascoste.
Fuori dal periodo riproduttivo i maschi, che sono fortemente territoriali, devono alloggiare singolarmente in gabbie tipo inglese (quelle aperte solo sul davanti). L'alimentazione deve essere il più varia possibile, composta oltre che dal solito pastoncino per insettivori macinato fino, anche da insetti e tarme della farina che però non devono superare la dose di due o massimo tre al giorno. In alternativa alle tarme è possibile fornire camole del miele e cagnotti, purché preventivamente bolliti.
Importante è sapere, e l'allevatore ne deve tener conto, che in autunno e durante l'inverno, in assenza di abbondanza di insetti, come quasi tutti gli insettivori, questa specie diventa ghiotta di bacche, soprattutto di sambuco.
L'acqua durante la bella stagione, dovrà essere abbondante e sempre a disposizione, dato che, come tutti i turdidi, il Codirosso ama fare il bagno spesso. Proprio questa accortezza permetterà al nostro ospite di mantenere un piumaggio in perfetto ordine e splendente.
Il canto del Codirosso è piacevole da udire. Si è riscontrato in questo turdide l'abitudine a manifestare il suo canto anche durante le ore notturne in presenza di una fonte di luce che illumina la zona di nidificazione.
Ascoltare il suo canto quando la città è avvolta dal buio della notte, nel silenzio di quelle ore, bisogna ammettere che provoca delle emozioni che solo chi ha questa passione può comprendere.
Con il periodo riproduttivo arrivano le prime difficoltà per l'allevatore.
La prima è la formazione della coppia che richiede molta attenzione in quanto i soggetti devono essere compatibili (anche loro hanno delle simpatie). Essendo il maschio molto territoriale, se i caratteri della coppia sono intolleranti potrebbero verificarsi delle tragedie familiari anche una volta formata la coppia e spetta quindi all'allevatore sorvegliare che tutto proceda per il meglio.
La sistemazione ideale per una coppia è la voliera anche se in alcune zone della Germania alcuni allevatori riproducono il Codirosso in gabbie di 60x30x20.
La voliera potrà avere dimensioni di 2x2x2 e potrà essere allestita con arbusti di alloro, sambuco e sempreverdi. Ai lati è utile far arrampicare un qualsiasi tipo di edera allo scopo di dare protezione e intimità all'ambiente. Proprio in quella zona potranno essere posizionati i nidi che consisteranno in cassette tipo quelle usate per gli esotici.
Il Codirosso per la scelta del nido è molto pignolo, ma una volta fatta espressa la sua preferenza la femmina non tarderà a riempirlo con il materiale messo a disposizione: juta, cotone, lanugine, muschio e paglia secca. Solo terminato il suo lavoro la femmina deporrà dalle due alle quattro uova di colore azzurro che coverà per 14/15 giorni.
Durante questo periodo l'alimentazione dovrà basarsi su prede vive e le dosi aumenteranno in proporzione fino alla completa indipendenza dei piccoli.
Ad alimentare i piccoli e la coppia che però porta avanti il suo impegno solamente per 7/10 giorni dopodiché dovrà essere l'allevatore a portare all'indipendenza i piccoli per mezzo di un pastone rinforzato con insetti di vario genere tagliuzzati. Alcuni allevatori adottano, quando la coppia deve allevare i piccoli il sistema della semilibertà.
Questo sistema ha dimostrato che si ottiene una crescita più veloce della nidiata, che i giovani una volta adulti hanno una corporatura più robusta e che i genitori portano a termine lo svezzamento.
Questo sistema offre indubbi vantaggi ma può essere usato solamente in campagna e dove gli anticrittogamici ed altri agenti inquinanti non compromettono la salute di piccoli ed adulti.
Certamente poter usare questo metodo potrebbe evitare all'allevatore la fatica dell'allevamento allo stecco.
Una volta indipendenti immessi in volierette adatte al volo e al loro irrobustimento generale, ultimata la muta con l'aiuto di ottimi integratori vitaminici idrosolubili e somministrata una alimentazione adatta, i giovani andranno suddivisi per poter effettuare una scelta dei riproduttori da tenere. I giovani maschi non tarderanno a farsi sentire e canteranno, prima in sordina, già nel mese di gennaio.
L'allevatore non deve dimenticare che i Codirossi sono uccelli migratori e che durante il periodo autunno inverno dovranno essere stabulati in luoghi riparati, dato che mal sopportano i climi rigidi.
I Codirossi, seppure nati in cattività, dimostrano un certo nervosismo all'arrivo del periodo invernale, nervosismo che si calma solo con un appropriato periodo di luce e buio.
Concludo aggiungendo, per chi volesse dedicarsi all'allevamento di questa bellissima specie, di farlo con lo spirito di creare un ceppo domestico che potrebbe tornare utile, un domani, per un reinserimento in natura qualora (speriamo di no) ce ne fosse bisogno.

(Foto Tratte da Internet )