L'ESPERTO RISPONDE
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Domande e Risposte Aprile 2010
1. Cenerino solitario.
2. Colombo che non vola.
3. Mortalità embrionale in pappagalli.
4. Occhio gonfio.
5. Paramyxovirus.
1. Cenerino solitario.
D: Gentile Dott. Conzo, ho un cenerino allevato a mano di 9 anni.
Il mio obiettivo è quello di migliorare la vita del pappagallo, che ci da tanta compagnia ma ci dispiace debba vivere da solo in una gabbia....
Avrei quindi delle domande da porle.
1) Esiste un modo per reinserirlo in natura?
2) E' possibile farlo socializzare con un compagno di sesso opposto per fargli vivere almeno una vita di coppia?
in questo caso:
- Conviene scegliere un compagno allevato a mano o dai genitori?
- Come farli socializzare?
- Di che dimensioni bisogna scegliere la gabbia per la coppia?
- Dove acquistare l'altro Cenerino?
La Ringrazio infinitamente per la sua gentilezza.
C.F.
R: La reintroduzione in natura di un animale è sempre un processo molto delicato, specie quando si tratta di un animale esotico. Nel caso del suo cenerino direi che le possibilità di successo sono pressoché nulle in quanto si tratta di un pappagallo nato in cattività ed oltretutto non svezzato dai genitori. Molto meglio, quindi, pensare di dargli compagnia.
La socializzazione con un altro pappagallo cenerino (non necessario di sesso opposto, a meno che non si desideri la riproduzione) è comunque un aspetto molto delicato, dal momento che il suo pappagallo ha sempre vissuto lontano da propri simili ed al momento ritiene, probabilmente, che il suo “partner” sia un essere umano. Non è detto, quindi, che possa tranquillamente accettare un suo simile!
Può comunque acquistare un altro soggetto (meglio se da un buon allevatore) procedendo con cautela alla “conoscenza reciproca”, ponendo i due volatili in un ambiente neutro in modo che nessuno possa manifestare atteggiamenti territoriali. Nei primi tempi non sarà male permettere solo il contatto visivo tra i due animali. In seguito occorrerà fare molta attenzione ad eventuali manifestazioni di aggressività che potrebbero risultare pericolose per il soggetto più debole, separando i due pappagalli se risulterà necessario.
Se ne ha la possibilità ospiti la coppia in una voliera della misura più grande possibile, ma non inferiore ai due metri di lunghezza per 1,5 m di larghezza.
Saluti
Gino Conzo
2. Colombo che non vola.
D: Salve Dottor Conzo,
seguo con interesse i suoi interventi.
Ho trovato un colombo, non credo ancora adulto, con la completa assenza delle penne timoniere, ovviamente non capace di volare.
Da una prima osservazione sembra che non vi siano segni o ferite e che le penne sulle ali sono completamente sviluppate.
Il colombo è autosufficiente e di buon appetito. Le feci sembrano regolari.
E' possibile che le penne timoniere non siano mai cresciute (vista la giovane età del colombo)?
Cosa posso fare per aiutarlo? Esiste una alimentazione idonea per facilitare la crescita delle timoniere?
Grazie in anticpo.
Cordiali saluti,
Francesco
R: Se le penne delle ali (remiganti) sono presenti è molto probabile che il colombo abbia perso le timoniere, magari in seguito ad un attacco di un predatore. Aumenti il livello proteico della razione di granaglie, aggiungendo soia e piselli, oltre a somministrare un buon integratore contenente aminoacidi.
Saluti
Gino Conzo
3. Mortalità embrionale in pappagalli.
D: Egr. Dott. Conzo
Le scrivo questa e -mail con la speranza di avere un suo parere su quello che da qualche anno sta capitando al mio piccolo allevamento.
Sono una appassionata di pappagalli e da qualche anno, ho deciso di prendere qualche coppia di piccoli pappagalli (mi riferisco a parrocchetti dal collare, lori, conuri, gropponi....).
Due anni fa le cove mi sono andate abbastanza bene, anche se Le premetto avevo solo una coppia di parrocchetti e qualche coppia di gropponi.
Il problema è iniziato lo scorso anno. Ho acquistato altre coppie di pappagalli, ma le uova non si schiudevano e i pochi piccoli che nascevano morivano nel giro di pochi giorni.
Ho pensato che il problema fosse il fatto che avevo le gabbie all'esterno, così ho trasferito tutto l'allevamento in un garage e comprato delle gabbie nuove ed un programmatore di luce,.
Le premetto che ad occhio gli animali apparivano tutti sani, ad eccezione di alcuni esemplari che perdevano le penne e di una coppia di parrocchetti dove il maschio sul petto non aveva completamente il piumaggio. Ho contattato un veterinario perchè il mio timore era, e purtroppo è ancora oggi, che si tratti di pbfd.
Il veterinario l'ha esclusa subito, dicendomi che gli animali stavano bene, e collegando la mancata schiusa a fattori ambientali come l'umidità.
Ho fatto l'esame delle feci ad ogni esemplare (che ha dato però esito negativo), una cura di vitamine e su mia insistenza anche l'esame della pbfd e del polioma.
Il veterinario ha voluto fare l'esame (per via ematica) solo sul parrocchetto che come Le ho detto non aveva il piumaggio sul petto, anche se io gli avevo specificato che quel esemplare lo avevo preso solo pochi mesi prima. L'esame ha dato esito negativo.
Lei che ne pensa? Il problema purtroppo credo che si stia presentando anche ora, infatti ho i parrocchetti con le uova ma sono passati 26 giorni e ancora non sta nascendo nulla.
Cosa mi consiglia di fare se anche quest'anno non nasce nulla? Fiduciosa in una sua risposta
Le porgo
Cordiali saluti
R: Le cause di mortalità embrionale sono numerose ed oltre a problemi di gestione (umidità, alimentazione, ecc..) includono vari agenti infettivi. Tra questi anche il Poliomavirus ed il Circovirus (responsabile della PBFD). Entrambi i virus possono coesistere nello stesso allevamento ed è sempre consigliabile testarne la presenza in allevamento. Nel suo caso il test eseguito su quell'unico parrocchetto non è senz'altro rappresentativo per escludere la presenza dei due virus tra i suoi pappagalli. Il mio consiglio, dal momento che negli ultimi anni sia la PBFD che la Poliomavirosi sono diventate malattie piuttosto comuni e causa di mortalità embrionale, è quello di far eseguire il test dagli embrioni o dai neonati morti, in modo da avere una migliore probabilità di individuare la presenza dei virus. Consiglierei anche di far eseguire un esame batteriologico dagli stessi campioni in modo di verificare anche la presenza di batteri patogeni.
Saluti
Gino Conzo
4. Occhio gonfio.
D: Gentile Dottore, sono una ragazza appassionata di canarini: ne ho 4, ma uno purtroppo malato... Ha la così detta malattia dell'occhio gonfio (occhio semichiuso, zona circostante gonfia e spiumata). Per 5 giorni gli ho somministro "Flagyl" ma non ci sono stati miglioramenti, anzi...prima era stabile la situazione, altre volte il canarino presentava le piume intorno all'occhio umide ma poi tornava tutto normale. Ora invece la situazione è peggiorata. Come posso salvare aiutare o per lo meno aiutare il mio canarino? Non voglio farlo soffrire.
Grazie!
R: Il trattamento da lei effettuato risulta efficace nel trattamento della Tricomoniasi che determina appunto congiuntivite e sinusite nei canarini ed in altri uccelli. Questa malattia può essere, tuttavia, complicata da germi di irruzione secondaria, come stafilococchi ed enterobatteri. Per questo motivo è buona norma associare nei trattamenti per la Tricomoniasi anche un antibiotico ad ampio spettro, anche se bisogna tenere presente che spesso questi batteri manifestano un certa resistenza ad alcuni antibiotici per cui sarebbe consigliabile far eseguire esami di laboratorio.
Anche la Chlamydophila pittaci, inoltre, può dare questi sintomi, ma per la sua diagnosi di certezza bisogna ricorrere a test specifici.
Saluti
Gino Conzo
5. Paramyxovirus.
D: Gentile dottor Conzo, negli ultimi giorni ho notato nel mio giardino numerosi colombi con sintomatologia neurologica, penso si tratti di paramixovirus, ne ho acciuffati 5 e li sto alimentando forzatamente. Il mio problema è dovuto al fatto che in casa ho dei piccioni di mia proprietà, una tortora ,un canarino ed una capinera ed ora ho paura di un più che probabile contagio ai miei animali, anche se naturalmente ho isolato gli ammalati.
Vorrei vaccinare i miei piccioni con BIO VAC B1 vivo attenuato per pseudopeste, anche se so di dare loro solo una parziale cross protezione [-non mi sento di fare loro il vaccino inattivato specifico per piccioni per paura di eventi avversi all`iniezione sottocutanea],vorrei chiederle
- secondo lei è rischioso utilizzare lo stesso vaccino anche sulla tortora che vive a stretto contatto con i piccioni ?
- è necessario vaccinare anche il canarino e la capinera? Quest`ultima ha in passato manifestato reazioni allergiche importanti alla penicillina e all`F10 per cui solitamente sono restia a farle trattamenti non indispensabili.
Ho sentito opinioni discordanti sia sull`utilita` che sulla sicurezza del vaccino su specie diverse a quella cui è destinato per cui ora non so più come regolarmi, spero in un suo parere
Grazie per l`attenzione
GABRIELLA
R: Se ha ragione di ritenere che i colombi possano essere infetti da Paramyxovirus è consigliabile procedere alla vaccinazione da lei proposta che, da quanto mi risulti, non ha dato problemi nelle altre specie da lei possedute.
Le consiglio, comunque, di fare molta attenzione ad evitare contatti (anche indiretti) tra i colombi malati di cui si sta prendendo cura e gli uccelli ospitati in casa sua. I colombi “selvatici”, infatti, sono spesso portatori asintomatici di numerose altre infezioni potenzialmente pericolose per i suoi uccelli.
Saluti
Gino Conzo