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Lettere
Agosto 2004
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Subject: Pappagallino
Gentile sig. Chieppa,
sono Lara Torres e scrivo dalla provincia di Bari. Ho acquistato da qualche
giorno un pappagallino ondulato ed è mio intento addomesticarlo.
Il soggetto credo sia giovane, è quasi completamente giallo fatta
eccezione per il verde del codione e alcune macchie scure sul dorso; ha
il becco arancione e la cera di un colore biancastro indefinito. Ha due
macchie sulla maschera che sono anch'esse biancastre, ma molto indefinite.
Vorrei da Lei qualche consiglio per addomesticarlo. E' corretto introdurre
la mano in gabbia per abituarlo alla mia presenza? Essendo da solo, rischio
di farlo soffrire di solitudine avendolo sottratto da una voliera in cui
era
insieme ad altri esemplari? Quali sono i tempi dell'addestramento?
Inoltre vorrei chiederLe se a Bari o in provincia sono presenti mostre ornitologiche
da poter visitare, anche per confrontarmi con il parere di esperti.
Ho sentito di molte morti premature di cocorite e vorrei evitarlo per la
mia,
facendola vivere nel migliore dei modi. grazie per l'attenzione
Lara Torres
R
Gentile Lettrice,
per mantenere nel migliore dei modi il suo pappagallino, deve allevarlo
in ambiente luminoso e possibilmente privo di
luce artificiale. Somministrargli una dieta molto varia e sana, a base di
alimenti sempre freschi e rinnovati (miscela di semi specifica, pastoncino
all'uovo; di tanto in tanto un pò di frutta e verdure ed una periodica
integrazione vitaminica e minerale).
Se desidera farne un soggetto ammaestrato, temo che dovrà tenerlo da solo, per condizionarlo adeguatamente alla presenza umana ed insegnargli degli esercizi, sino anche all'addestrameno all'emissione di suoni simili a parole.
Circa le mostre ornitologiche della nostra zona, è decisamente fortunata.
Quest'anno è in programma a Bari un grande evento ornitologico nazionale!
Mi riferisco al 41° Campionato Italiano di Ornitologia, in svolgimento
dall' 11 al 19 dicembre prossimo, nei padiglioni della Fiera del Levante.
Lì avrà l'opportunità di ammirare 13.000 - 15.000 uccelli
in mostra,
di svariate specie, razze e varietà, tutte rigorosamente selezionate,
anellate e riprodotte in cattività.
Inoltre in un padiglione attiguo, si svolgerà una grande mostra-mercato
dove saranno in vendita diverse migliaia di soggetti. Per consultare il
Calendario FOI delle manifestazioni ornitofile ufficiali 2004 ( si terranno
diverse altre mostre minori, in provincia di Bari ), la invito a portarsi
sul mio sito web, alla seguente URL: http://digilander.libero.it/verdi.ardesia
In merito al quesito che mi pone, sulla tecnica da seguire per rendere
docile ed addomesticato il suo beniamino piumato, le riporto di seguito
un paragrafo avente per tema l'argomento che le interessa, tratto da una
pubblicazione del 1973 sul Pappagallino ondulato, a firma del noto esperto
Prof. Vittorio Menassè, giornalista grande cultore di ornitofilia
ed ornitocultura e pioniere della stampa specializzata italiana, concernente
il settore ornitocolturale.
Personalmente ho conosciuto il Menassè negli Anni Ottanta, oltre
ad aver collaborato alle sue testate, per tanti anni in giovanissima età,
allorchè muovevo i primi passi nella pubblicistica ornitofila.
"ADDOMESTICAMENTO E INSEGNAMENTO ALLA PAROLA"
"Addomesticare un animale significa innanzi tutto fargli perdere il
timore dell'uomo; si tratta quindi di abituarlo alla vita in comune e ad
essere maneggiato ed infine, se l'animale si presta, si può insegnarli
ad eseguire dei movimenti particolari e dei giochetti nei limiti delle sue
capacità di apprendimento. Il Pappagallino ondulato non si differenzia
dagli altri animali: senza un processo di addomesticamento - che richiede
pazienza e costanza - mette in evidenza il carattere selvaggio della specie
e starnazza per la gabbia, talvolta al solo avvicinarsi dell'uomo, e sempre
allorchè questi fa l'atto di introdurvi la mano.
Poichè il possedere un uccello forastico ed in continuo stato di
apprensione non può costituire un piacere per nessuno, si deve dare
per scontata la necessità di sobbarcarsi a questa paziente opera
di persuasione tesa a stabilire cordialità di rapporti fra il volatile
ed il genere umano, con particolare riguardo per chi dedica il suo tempo
a questo paziente lavorio.
Quando l'Ondulato nasce in casa, è opportuno iniziare l'addomesticamento
appena svezzato; trattandosi di soggetto acquistato, si abbia l'avvertenza
di sceglierlo molto giovane e preferibilmente di sesso maschile, dato che
il maschio è meno diffidente della femmina. L'addestramento riesce
più agevole se praticato nei confronti di un singolo soggetto; fra
più esemplari ce n'è
sempre uno particolarmente pauroso e la sua ritrosia finisce per essere
contagiosa.
Prima di ogni cosa bisogna ottenere che il pappagallino non si adombri per
la presenza dell'uomo presso la gabbia, anche se questa viene maneggiata.
Un avvertimento utile, sia in questa che nelle successive fasi di addestramento:
evitare ogni movimento brusco ed improvviso che avrebbe per sicuro effetto
di spaventare l'animale ed indisporlo. Una volta ottenuto questo risultato,
si passerà all'introduzione della mano nella gabbia e si continuerà
a lungo, per gradi, fino a quando il volatile non avrà più
timore della stessa e si lascerà prendere, con qualche difficoltà
dapprima e infine senza opporre resistenza.
Gli Ondulati soffrono della solitudine, mentre d'altra parte abbiamo visto
che l'addomesticamento riesce meglio se praticato nei confronti di un singolo
soggetto: come possiamo conciliare le due esigenze? E' semplice: fissando
uno specchietto nella gabbia del solitario allievo, gli si darà modo
di consolarsi guardando riflessa la propria immagine.
Chi disponesse d'un soggetto già addomesticato, farebbe naturalmente
bene ad accoppiarlo all'allievo, il quale non solo godrebbe della compagnia
d'un suo simile ma, dall'esempio di questo trarrebbe vantaggio per accelerare
il proprio addomesticamento. Una volta addomesticato, il pappagallino diventa
un compagno piacevolissimo, grato all'occhio per i bei colori del piumaggio
e per la mimica sbarazzina di fronte agli oggetti che colpiscono la sua
insaziabile curiosità.
Lasciarlo libero nella stanza è un vero e proprio spasso. Per chi
poi disponga d'una dose particolarmente abbondante di pazienza, ci sarebbe
l'addestramento alla parola. A chi non piacerebbe possedere un uccello parlante?
Gli Ondulati son tutti potenzialmente in grado di parlare, chi più
chi meno, e non v'è differenza tra maschio e femmina in fatto di
capacità potenziale di apprendimento. Il maschio è comunque
da preferire per la sua minor diffidenza: essendo più facilmente
portato alla socievolezza, riesce più agevole addomesticarlo dapprima
ed educarlo alla parola poi. Ad ogni modo, i risultati dipendono assai più
dalla pazienza ed abilità dell'insegnante che non dalla buona disposizione
dell'allievo, che va scelto fra i giovanissimi, appena svezzato, ed isolato
in una gabbia confortevole ma spoglia di qualsiasi oggetto suscettibile
di ingenerare distrazione.
Niente giocarelli, quindi, e niente specchietto: l'attenzione dell'Ondulato
deve convergere sull'ammaestratore.
Una volta che il pappagallino sia stato abituato a salire sulla mano, o
meglio sul dito indice del maestro ( basta porre il dito sotto il petto
dell'uccello perchè questo si induca a montarvi sù ) e che
la mano sia stata ritirata dalla gabbia piano piano, bisogna parlare all'allievo
con voce suadente e piana, per tutta la durata della lezione e ciò
allo scopo di blandirlo e di rendergli familiare il suono delle parole.
L'Ondulato se ne starà tranquillo sul dito per qualche tempo, poi
comincerà a staccare dei voli per la stanza curiosando per ogni dove
e alla fine imparerà a fare ritorno sulla mano o sulla spalla del
padrone. Per ottenere ciò saranno necessarie alcune settimane - due
o più, secondo il temperamento e le doti dell'uccellino - dopo di
che si potrà passare alla successiva fase di addestramento dedicata
allo sviluppo della mimica.
Perchè il pappagallino è un mimo, incapace di esprimersi in
modo autonomo: tutto ciò che si riesce a fargli pronunciare è
suono riflesso della nostra voce. Bisogna pronunciare con voce piana e molto
chiara non più di una o due parole, sempre le stesse, sempre con
la stessa intonazione e continuare pazientemente a ripeterle fino a quando
l'allievo
non le abbia imparate.
Si tratterà naturalmente di parole semplici, di pronuncia facile
come "Salute!" o come lo sfruttatissimo "Ciao Loreto!".
Dopo qualche tempo l'Ondulato emetterà dei gorgoglii, una specie
di chiacchiericcio represso, ed infine dal suo confuso borbottio passerà
a suoni più distinti per concludere un bel giorno con la pronuncia
netta della parola o delle parole apprese.
Il tempo necessario al conseguimento di questo risultato varia sensibilmente
da soggetto a soggetto, ma in linea di massima si può valutare in
due-tre mesi il periodo richiesto da un addestramento razionale e continuato.
Regola fondamentale è di non insegnare una parola nuova sino a quando
la precedente non è stata perfettamente appresa, ed è buon
accorgimento ricompensare ogni progresso dell'Ondulato con qualche ghiottoneria.
Le parole polisillabe devono essere pronunciate sillabando.
Durante le lezioni conviene tenere la gabbia dell'allievo fuori vista e
fuori udito degli altri uccelli: la ragione è troppo ovvia per farla
oggetto di commento.
Ed è anche evidente l'opportunità che l'insegnamento venga
impartito sempre dalla stessa persona, dalla stessa voce, con la medesima
intonazione. Per ogni eventualità aggiungiamo che in questo compito
le donne riescono meglio degli uomini, sia per la voce più suadente
e quindi meglio accetta all'allievo, sia per le più spiccate doti
di pazienza."
Prof. Vittorio Menassè
Da "Allevamento del Pappagallino Ondulato" - Edizioni Encia Udine
(1973)
Mi auguro di aver soddisfatto le sue domande. Cordialmente.
Francesco Chieppa
Salve,
sono Michele da Taranto, le ho già scritto altre volte in passato e le riscrivo oggi per un problema al quale non riesco a porre rimedio. Premetto che questa stagione riproduttiva era iniziata davvero alla grande, ben oltre le mie aspettative, quando all'improvviso si è manifestata una malattia che ha colpito una decina di canarini portandoli tutti a morire; si è manifestata con zampe gonfie e rosse e, solo negli ultimi due giorni prima del decesso, con inappetenza. Ho trattato i canarini con una pomata cortisonica alle zampe e con un prodotto consigliato dal mio veterinario: TETRASPIRAL, ma è stato tutto inutile. Posseggo circa settanta canarini ma quelli colpiti sono solo una decina però ogni tanto si ripresenta qualche nuovo caso ovviamente con morte del volatile. Volevo cortesemente chiederle cosa per lei possa essere, visto che ciò che dice il mio veterinario: cioè vaiolo, a me non convince tanto. Grazie per il suo aiuto.
Michele Dinoi - Taranto
R
Gentile Allevatore,
prima di formulare ipotesi diagnostiche, avete verificato con gli esami di laboratorio, se vi fossero delle cause batteriche di infezione? Solo dopo aver escluso una eziologia batterica dei decessi, e sulla scorta dei referti autoptici, potranno essere prese in considerazione altre cause.
Tuttavia, dal momento che si è affidato ad un medico veterinario, il professionista avrà valutato "de visu" il tipo di lesioni presentate dai canarini indisposti o deceduti, e questo sarà bastato per avanzare una diagnosi presuntiva.
A scanso di inutili rischi, le consiglio vivamente di vaccinare tutti gli anni i suoi uccellini con il vaccino contro il vaiolo del canarino, reperibile in farmacia. La saluto cordialmente.
Francesco Chieppa
Salve Sig. Chieppa,
mi hanno da poco regalato un canarino trovato in un giardino e vorrei sapere
la razza: presenta occhi rossi è giallo mosico ma più soffuso
del soggetto della foto. La testa è colorata con una striscia che gli
parte da una guangia all'altra e gli passa sopra gli occhi e, sotto il becco
ha una poco evidente " barbetta gialla ". Questo è tutto
quello che le so dire. Spero che riesca ad aiutarmi presto.
Fabrizio Vatta

R
Da quanto mi descrive e dalla foto che mi allega che, presumo riprodurre la
tipologia di canarino in suo possesso, direi trattarsi di un Canarino di colore
giallo mosaico ad occhio rosso. L'accoppiamento ideale è con altro
giallo mosaico, portatore di occhio rosso.
Se accoppiasse invece il suo mosaico occhio rosso ad altro mosaico ad occhio
normale, otterrebbe tutti soggetti ad occhio normale, portatori di occhio
rosso. Cordialmente.
Francesco Chieppa
Subject: Consiglio su nidificazione canarini
Buongiorno
Ho già usufruito dei suoi preziosi consigli lo scorso anno, ottenendo ottimi risultati con la nidificazione di una coppia di canarini; quest'annno però la medesima coppia mi da qualche problema: le prime due nidiate non hanno avuto molto successo, dal momento che in entrambi i casi tutti i nidiacei sono morti dal 5 al 10 giorno di vita. Non mi so spiegare il motivo visto il risultato positivo dello scorso anno, ma ho notato che negli ultimi giorni di vita dei canarini, sorgevano dei litigi o tentativi di accoppiamento tra i genitori.
Mi chiedo se sia opportuno o consigliato dividere i canarini dopo la schiusa, ed in tal caso se è sufficiente dividere la gabbia con l'apposito divisorio o se è meglio utilizzare 2 gabbie separate. Finora sono stato scettico nel dividerli, visto il grande apporto che il maschio dava lo scorso anno nel nutrire i piccoli.
Mi chiedo inoltre se la femmina sia in grado da sola di portare regolarmente a termine la nidiata.
La ringrazio per la cortese risposta e le porgo i miei saluti
Massimiliano
R
Gentile Sig. Gasparoli,
personalmente non ritengo esserci un nesso tra le normali schermaglie di coppia, che insorgono frequentemente per piccole contese territoriali o di priorità d'accesso agli alimenti, e la mortalità neonatale che denuncia. Anche gli accoppiamenti durante la cova, o subito dopo la schiusa, non costituiscono una eccezione.
Causa frequente della moria di nidiacei, può essere la Megabatteriosi del canarino, da sola o più spesso associata a Colibacillosi ed altre patologie intestinali da Enterobatteri. Come più volte ribadito, per confermare i sospetti diagnostici ed ottenere una rapida e mirata strategia terapeutica, è più che mai importante il tempestivo ricorso al medico veterinario.
La coppia in genere coopera all'allevamento della prole. Vi
possono essere maschi particolarmente focosi, resi tali spesso, in ambienti
con illuminazione controllata, da cicli troppo rapidi di incremento del fotoperiodo.
Ricordiamo che il maschio reagisce meglio - ai fini della forma riproduttiva
- ad un prolungamento delle ore di luce diurna, rispetto alla femmina, meno
sensibile a questa variabile ambientale.
In casi del genere, sarà necessario dividere dalla compagna il canarino,
solo durante la cova delle uova e magari, riprogrammare meglio il ciclo di
luce artificiale. Non credo sia questo il suo caso.
La canarina è in grado di allevare da sola la nidiata, ma stenta a portarla a regolare svezzamento, in quanto dopo le due prime settimane di vita dei pulli, avverte lo stimolo di una nuova deposizione ed inevitabilmente trascura i novelli che, come ben saprà, si rendono totalmente indipendenti solo dopo il mese d'età. Cordialmente.
Francesco Chieppa