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SOMMARIO FEBBRAIO 2005 APERTURA Il numero di gennaio arriva a tutti comunque di I.F. EDITORIALE INDIGENI ESOTICI IBRIDI AVIFAUNA BIBLIOGRAFIA ATTUALITÀ I LETTORI CI SCRIVONO INDIGENI, ESOTICI, IBRIDI
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LA DONACOLA DAL PETTO CASTANO ( LONCHURA CASTANEOTORAX ) - di Filippo Montaguti La Donacola dal petto castano è un Estrildide del genere Lonchura diffuso nell'estremo oriente e in Australia. Per la verità la specie nominata è considerata per l'appunto quella endemica del continente Australiano. Detto uccello è perfettamente in linea con le caratteristiche del genere Lonchura e ne rappresenta forse la forma più evoluta sotto il profilo fenotipico. Il disegno del corpo della Donacola petto castano è infatti il più complesso e ricco di tutto il genere, ponendo comunque a riferimento le Donacole “tipiche” ed escludendo pertanto alcune deviazioni del Gerere quali il Padda (Lonchura padda oryzivora ), il Padda di timor ( Lonchura padda fuscans ) e la Donacola petto bianco ( Lonchura pectoralis ). Peculiare in quest'uccello è la contemporanea presenza di un chiaro disegno pettorale, di un disegno sui fianchi e di un disegno sulla testa, tutti con caratteristiche diverse anche cromaticamente e tali da non poter ritenere che si tratti di un unico “motivo” adattato alle rispettive zone del corpo. Il suo habitat originario è costituito da praterie umide e aree paludose dove vi sia abbondanza di canneti o boschetti di bambù, ma particolarmente in Australia, si è adattata a vivere nei pressi dei terreni coltivati, laddove i campi di graminacee ricreano un ambiente provvido di cibo oltre che in linea con il naturale stile di vita. Come tutte le Lonchure infatti la d. p. castano possiede zampe lunghe e piedi forti dotati di straordinaria prensilità che le consentono di muoversi con agilità e sostare e dormire con naturalezza su sostegni vegetali pressoché verticali. La grande solidità nella presa consente a quest'uccello anche di nutrirsi dei semi immaturi delle graminacee che raggiunge, a testa i giù, mentre provoca, con il suo peso, il piegamento dello stelo della pianta. In effetti la d. p. castano si nutre principalmente direttamente sulle piante solo occasionalmente dei semi caduti sul terreno. L'apporto nutrizionale animale, pur presente, è da considerarsi marginale anche nell'allevamento della prole. Costruisce un nido a forma di palla non molto ordinata di modeste dimensioni direttamente tra le canne o le sterpaglie non a grande altezza dal suolo. La parte esterna è costituita da lunghe foglie di graminacee dalla consistenza coriacea, mentre all'interno il nido è foderato con radichette, reste e vari filamenti vegetali. Depone dalle quattro alle sette uova, mediamente 5-6. Non esiste una vera stagione riproduttiva in quanto questa Donacola si riproduce pressoché tutto l'anno con picchi occasionati dai periodi in cui vi è particolare disponibilità di cibo. DESCRIZIONE La specie nominata presenta un lunghezza di circa 11 cm., un corpo ben proporzionato ed allungato ovvero non così compatto come nei congeneri cappuccini. La fronte e la nuca sono grigio–argenteo che va scurendosi gradualmente in prossimità del dorso, con un disegno a scaglie strette (a forma di V) determinato dalla bicromia delle relative penne che nella parte centrale sono grigio-nero ma marginate ampiamente da un bordo di colore grigio chiaro-bianco. Negli individui migliori di sesso maschile la fronte tende ad essere quasi bianco zinco. Il mantello ed il dorso sono bruno o bruno-rossiccio caldo; la parte alta del mantello, in continuità con il disegno della nuca, da cui però e nettamente diviso, presenta un disegno scaglie più grandi, a forma di mezzaluna, grigio argenteo scuro, più evidente negli individui di sesso maschile e con piumaggio particolarmente integro. Le timoniere sono grigio bruno scuro bordate di bruno rosso come pure le copritrici alari di ogni ordine. Alcuni soggetti, con un rapporto di 1 a 20, presentano le piccole coprtitrici alari bordate di nero al cui centro si trova una minima macchiolina biancastra, il tutto a formare una lievissima barra alare. Il groppone e le copritrici della coda sono giallo vivo nel maschio, con tonalità variabile a seconda degli individui dall'ocra al giallo oro al giallo-arancio, al bruno dorato, mentre la stessa parte delle femmine è giallo paglierino. La coda è piuttosto allungata, forma di coltello è costituita da dodici timoniere disposte a ventaglio con lunghezza graduata e decrescente dalle centrali (più lunghe) alle laterali. Le timoniere più esterne sono le più brevi, tutte sono di colore bruno grigiastro evidentemente marginate di giallo sul vessillo esterno. Le copritrici caudali hanno una consistenza setosa con barbe per lo più scollegate formano pertanto una copertura indistinta (c.f.r. anche analoga zona nei cappuccini tipici e altre specie di Donacola quale la d. petto nero) e protesa fin quasi a coprire l'intera lunghezza delle timoniere (la cui sola parte terminale spunta). La maschera facciale è nera o nero-bruno-porpora, nettamente delimitata superiormente dalla calotta argentea che curva a semicerchio dietro alla zona auricolare, mentre inferiormente si staglia dal petto castano con una linea netta sotto la gola. La zona auricolare presenta un sfumatura bruno beige derivante dalla parziale demelanizzazione del vessillo delle relative copritrici (su cui residua solo eumelanina bruna). Il petto è bruno arancio intenso (ma con tonalità molto variabile), da cui il nome. Specialmente negli individui di sesso maschile, detta zona evidenza nel piumaggio post muta, un disegno a scaglie bianco-argentee (molto più chiaro di quello del dorso), più o meno visibile a seconda della rifrazione della luce. Non si tratta di una scoloritura o di una brinatura, ma di un area rifrattiva a forma di mezzaluna posta a circa 2/3 della lunghezza di ogni piuma e non al suo apice. L'intensità del colore di dette scaglie varia a seconda dell'individuo, delle condizioni del piumaggio e del sesso appunto. Detta caratteristica pare inoltre essere più tipica della specie nominata mentre è pressoché assente nelle sottospecie d.p.c. ramsae e d.p.c. sharpii . Inferiormente il petto è delimitato dal bianco del ventre da un spessa marginatura nera, più cospicua nei maschi. Interessante è notare che le penne più estreme in questa zona (borderline) presentano alla base il colore castano del petto, la parte centrale con una grossa barra nera, e quella apicale nettamente ma minimamente marginata di bianco. Quanto alla banda pettorale nera, essa ha un larghezza massima i lati andando poi a stringersi verso il centro del petto e formando un disegno leggermente rientrante “a cuore”. Si tenga presente che detta è la forma del petto della specie selvatica e pertanto l'intaccatura centrale, ammesso che non sia eccessiva, non deve affatto essere considerata un difetto, come invece per il petto dei Passeri del Giappone. Il ventre è bianco candido nella parte centrale, tendente al crema o al rosato in prossimità dei fianchi. I fianchi presentano poi un'ampia barratura nera o bruno-nera con effetto zebrato. La zona perianale, subito al disotto della cloaca è nero puro. Da anni studio e allevo questa Lonchura e mi permetto in questa sede di tracciare alcune linee guida per la valutazione dei soggetti. Mio scuso anticipatamente dell'immodestia ma rilevo, probabilmente per l'esiguo numero dei soggetti esposti nelle mostre, un'eccessiva soggettività nei giudizi che comunque tendono a privilegiare il solo aspetto “grossa taglia”. Un buon soggetto deve innanzitutto presentare nette distinzioni cromatiche nelle sue varie parti. La calotta molto chiara ma non priva del disegno a “V”, dove ogni penna, oltre la fronte deve ben distinguersi dalle altre e formare nel complesso un disegno ininterrotto su linee parallele a mò di rigatura. Detta colorazione del capo deve essere di tonalità il più fredda e lucente possibile, non tendere al bruno o al beige. Il dorso deve al contrario essere di tonalità calda e rossiccia con evidente disegno a scaglie grigie. Il groppone ed il sopraccoda devono essere giallo o arancio brillante mai marroncino o grigiastro (si tenga tuttavia presente che dette colorazioni sono comunque espressione di estrema “specializzazione” feomelanica e non di lipocromi). La faccia deve essere di un nero o bruno nero intenso ben delimitata superiormente ed inferiormente. La sfumatura auricolare deve apprezzarsi ma non essere eccessiva, mentre la sua totale assenza è da ascriversi quale caratteristica delle sole sottospecie ramsaie e sharpii. Il petto deve avere un colore caldo ed intenso variabile tra il bruno ed il bruno arancio ma non deve essere troppo scuro ed evidenziare molto lo stacco con la barra nera sottostante. Il disegno a scaglie argentee deve essere evidente anche se non cospicuo. La barra pettorale nera deve essere netta con marginatura inferiore curva perfettamente convessa verso il basso senza la minima frastagliatura. Il disegno dei fianchi deve essere il più ampio e netto possibile con barrature parallele e con effetto zebrato bianco-nero. Il ventre deve essere il più chiaro possibile e la sfumatura rosata piuttosto che crema deve essere quantomai considerata un pregio. Il ventre non deve mai essere beige o brunastro o camoscio, semmai il solo crema intenso è ancora tollerabile. In generale sono da scartare gli individui con colorazione uniforme senza nette delimitazioni delle aree cromatiche ovvero eccessivamente brunastri su tutto il piumaggio. Parimenti privi di pregio sono i soggetti con i disegni indistinti o incompleti o con il petto frastagliato o eccessivamente merlettato verso il basso. Particolarmente critiche sono di solito la testa e le scaglie laddove il grigio argenteo dovrebbe essere il più freddo possibile si presenta al contrario infiltrato di feomelanina o eumelanina bruna. Il becco deve essere da grigio argenteo a bluastro a grigio chiaro perlato, non rosa se non in soggetti mutati. La colorazione delle zampe deve andare dal rosa carnicino al grigio bluastro. La postura deve essere il più verticale possibile e non seduta in orizzontale come nei Passeri del Giappone. DIMORFISMO SESSUALE Non esiste un vero e proprio dimorfismo tra i sessi tuttavia detti sono generalmente più distinguibili che nelle altre specie del genere Lonchura. Le maggiori difficoltà si hanno con individui di diverse provenienze o con femmine particolarmente belle e maschi di mediocre qualità. In generale la calotta argentea della femmina è tendenzialmente più scura con un disegno più marcato. La banda pettorale nera è più sottile, le barratura laterali più tendenti al bruno che al nero e in qualche modo peggio definite con un disegno più pallido e segmentato. Le copritrici della coda sono di un giallo molto pallido qualche volta beige. Viste le differenze fenotipiche tra i sessi riterrei opportuna l'indicazione, nelle esposizioni, del sesso del soggetto esposto, così da evitare che a priori che i maschi siano sempre giudicati migliori delle femmine. ESPERIENZA D'ALLEVAMENTO Trattasi di una specie discretamente prolifica ma molto influenzabile da fattori climatici o ambientali. I miei soggetti pur ricoverati al chiuso durante i mesi invernali non rivivono in ambienti minimamente riscaldati per cui solgo far iniziare la stagione riproduttiva nel mese di aprile ammesso che la temperatura sia nella media stagionale. La scelta delle coppie avviene tuttavia dal mese successivo allorquando unisco vari maschi e femmine, pur con la prevalenza di queste ultime in un unico contenitore. Nel giro di una settimana si delinea almeno un coppia che provvedo subito a separare in una gabbia isolata. La scelta spontanea delle coppie è la partenza migliore per il successo riproduttivo per coloro i quali, come me, sono fermamente contrai all'ausilio di balie nell'allevamento. Una coppia di d.p.c. ben affiatata è ottima covatrice e allevatrice e l'apporto dell'allevatore per il buon esito della riproduzione si limita a mettere a disposizione il cibo adeguato. Una coppia può allevare senza problemi né soluzione di continuità anche 3-4 covate con 5-6 novelli ognuna. Il limite di questi mio metodo riproduttivo “molto naturale” sta nella difficoltà di perseguire fini selettivi laddove l'accoppiamento spontaneo di rado si verifica tra i soggetti più belli o con caratteristiche che si compensano reciprocamente. Una volta isolata, la coppia viene immessa in un a comune gabbia da cova con una cassettina-nido di compensato di misura standard per esotici. Fornico poi abbondante materiale da costruzione non lanugginoso e prevalentemente fibre di raffia opportunamente tagliate ad una lunghezza di 10-15 cm. Detto materiale oltre a venire usato per la costruzione del nido all'interno della cassetta, è utile al maschio in fase di corteggiamento. In questa fase il maschio dapprima canta a squarciagola gonfiando le pene del dorso e dei fianchi ed erigendo quelle della testa, poi raccoglie una fibra tenendola ad un'estremità e, ponendosi accanto alla femmina, inizia a saltellare ritmicamente sul posatoio. La femmina manifesta il suo gradimento abbassandosi sul posatoio e muovendo freneticamente dal basso all'alto la coda per invitare il compagna alla copula. Un maschio in salute ed in amore corteggia quasi di continuo la femmina e l'accoppiamento risulta molto frequente fino alla deposizione delle uova. Le uova deposte in giorni consecutivi variano da quattro sette per covata (di norma 6) tuttavia la deposizione più copiosa è di norma alla prima covata della stagione. La cova vede l'alternanza di entrambi i sessi, talvolta contestualmente nel nido, anche se la durata del tempo giornaliero di cova della femmina supera quello del maschio. La cova ha una durata media di 16 giorni anche se questa può essere leggermente influenzata dalle condizioni climatiche. I pulli sono riscaldati fin oltre una settimana dai genitori e alimentati in prevalenza dalla madre mentre il ruolo nutricatorio del maschio diventa fondamentale dall'uscita dal nido allo svezzamento. A 7-8 giorni dalla nascita è opportuno applicare alla zampa dei pulli un anello di tipo “A”. I piccoli vengono alimentati dai genitori con miscuglio di semi per esotici debitamente fatti germinare, osso do seppia, pastoncino all'uovo e molta verdura tra cui predilette risultano la lattuga e la cicoria. Si impiumano con una certa lentezza e cominciano ad avventurasi fuori dal nido non molto prima della terza settimana di vita. L'autonomia dai genitori viene parimenti raggiunta con lentezza, circa quattro settimane dopo la prima uscita dal nido. La fase di svezzamento risulta particolarmente delicata per cui è consigliabile tardare nel separare i giovani dai genitori piuttosto che avere fretta nel farlo. Il piumaggio giovanile si presenta assolutamente in linea con quello della maggioranza delle altre giovani Lonchure. In particolare presentano il capo bruno scuro di u tonalità piuttosto fredda, le copritrici auricolari presentano penne chiare ed altre più scure venendo a creare un effetto sale-pepe. La gola e generalmente bianchiccia con variegature bruno scure. La parte superore è bruno scuro opaco, tendente al grigio-oliva sul sopraccoda e sulle timoniere che sono, pur a sviluppo completo, più corte e squadrate rispetto a quelle degli adulti (c.f.r. analogie nel domino). Il ventre è nettamente più chiaro e di colore beige cado di tonalità variabile. Le penne del sottocoda sono beige-bianchicchio con variegature brune più o meno accentuate. All'involo il becco è nero opaco con angoli della bocca bianchi e va schiarendosi con la maturazione del soggetto, a partire dalla valva inferiore. Le zampe sono dapprima bruno scuro e poi man mano volgono al grigio o al corno-carnicino. La muta verso il piumaggio adulto è particolarmente lenta ed irregolare. A due mesi di età i giovani possono infatti già presentare alcune pelle con le cromie dell'adulto ma nelle zone più disparate del corpo ed in modo assolutamente irregolare. La muta vera e propria può avvenire in un periodo compreso tra i tre e i sei mesi a seconda delle condizioni climatiche. Non di rado la muta viene interrotta ad un tratto per poi riprendere in un momento successivo senza che questo comporti problemi di salute o indebolimenti al soggetto. Assolutamente diverso è l'andamento della muta negli adulti che è assai più rapido e, in condizioni di stress si può ripetere più volte in un anno. Anche in questo caso pur potenzialmente patologico, i soggetti se correttamente alimentati e tenuti, non risentono particolarmente di dette “false mute”, terminate le quali, il più delle volte, riprendono rapidamente l'attività riproduttiva. IBRIDAZIONE La d. p. castano è relativamente usata in ibridazione ed in particolar modo è sovente impiegata per accoppiamenti con diamanti australiani tra cui sicuramente il guttato pare essere il più frequente. Personalmente mi interessa maggiormente l'ibridazione con le altre lonchure per poterne individuare i tratti comuni e le caratteristiche dominanti della sottofamiglia. Frequente è l'ibridazione con il Passero del Giappone, io personalmente ho ibridato la Donacola p.c. con la femmina di padda e con il cappuccino testa nera. Di questo secondo ibrido ho potuto verificare la fecondità (per lo meno dei maschi ibridi) ottenendo vari R2 con la Donacola p.castano. |