GLI INSETTIVORI IN CATTIVITA'

di C.L.

L'allevamento degli uccelli silvani in cattività ha sempre costituito una sfida per gli appassionati ed ancora oggi crea qualche problema di non facile soluzione. Gran parte delle difficoltà sono dovute al regime alimentare con cui questi soggetti devono essere mantenuti quotidianamente.
Senza dubbio l'allevamento degli insettivori è interessante e non solo per una questione di cromie, di piumaggi e canti, ma proprio per la spiccata personalità che questi uccelli dimostrano, per l'intelligenza ed esuberanza con si muovono in voliera. C'è da dire che sono più delicati rispetto ai granivori nella condizione di cattività e quindi consigliabile, prima di iniziare ad allevare queste specie, farsi una certa esperienza maturata magari con l'osservazione di qualche esperto, ma anche leggendo libri e riviste. Ci sono allevatori che proprio per il loro grande amore verso queste specie, la loro dedizione e lo studio sull'alimentazione e il comportamento, si specializzano nell'allevamento degli insettivori.
Come spesso fa la rivista "Uccelli", e a coloro che intendessero allevare queste specie, in osservazioni ovviamente alle leggi vigenti.


Usignolo intento a cantare

Qualche consiglio
Per prima cosa evitiamo di far convivere specie diverse come gli insettivori e i granivori, a meno di non essere in possesso di grandi e spaziose voliere.
È così diverso il modo di vivere da rendere quasi l'importunarsi a vicenda senza necessariamente arrivare a delle vere e proprie liti; così si crea uno stato di tensione controproducente per il benessere di ambedue le specie.
La vivacità di carattere di queste specie non permette a volte neppure la convivenza intraspecifica.
I Pettirossi ad esempio non accettano la presenza di altri uccelli (tranne che della femmina nel periodo riproduttivo) ai quali reagiscono in modo violento. Le cince sono invece litigiose e combattive soprattutto con uccelli più pacifici.
Va detto che gli insettivori necessitano, per vivere in modo conforme alle sue esigenze, di spazi almeno doppi rispetto a qualsiasi granivoro, solo così è possibile ammirare l'eleganza del volo, la vivacità dei movimenti, l'abilità degli spostamenti da ramo in ramo.
Se volessimo quantificare una dimensione sufficiente dovremmo indicare delle volierette come contenitori indicati: una lunghezza di 120 x 40 di larghezza x 50 di altezza.


Pettirosso (Erithacus rubecola). Foto Branchi Fausto©

Molte aziende del settore oggi, grazie alla ricerca e agli investimenti, commercializzano prodotti alimentari che in qualche modo sopperiscono in modo appropriato alle prede vive. Dobbiamo però essere noi allevatori a scegliere il prodotto più adatto, a sostituirlo nelle mangiatoie giornalmente per evitare deterioramenti nocivi alla salute degli alati.
Con gli insettivori però è indispensabile non perdere l'abitudine di offrire ogni tanto qualche graditissima leccornia, citiamo: le uova di formica, qualche tarma della farina, qualche piccolo bruco, non trascurando i pinoli (forniti spezzettati), assai nutrienti e la bacche di ginepro, ad esempio o di sambuco (congelandole in piccole confezioni monouso), molto appetite in particolar modo alle Capinere.
Alcuni autori, non attuali, ma affidabili, consigliano di somministrare una o due volte alla settimana alcuni minuscoli pezzettini di cuore di bue crudo o appena lessato.
Graditi anche il biscotto all'uovo, la frutta e le verdure.
Così come emerge da quanto detto fino in questo momento, la sistemazione ideale degli insettivori e quella a coppia singola ogni aviario; la sistemazione a colonie non permette gli adeguati controlli ed in questi casi qualsiasi distrazione è fatale.
A conclusione dell'esposto diciamo che allevare insettivori non è una cosa semplice e che chi lo fa deve essere cosciente che in presenza di qualche malanno pochi sono i rimedi se non la libertà.

Alimentazione esperti e apportare eventuali modifiche a seconda della loro fasi fisiologiche


Cinciarella (Parus mayor). Fotografata in natura da Branchi Fausto©

QUI COMANDO IO: BREVE STORIA DI UNA CINCIA

Durante dei lavori di costruzione di una strada gli operai del cantiere rinvennero un nido con ben cinque piccoli nati da pochi giorni, ormai l'ambiente era distrutto e sicuramente quei pulcini sarebbero morti se uno degli operai, conoscendo la mia pazienza e passione, non avesse deciso di portarmeli a casa.
L'impresa non era facile ma la pazienza non mi mancava e la tenerezza che suscitavano mi convinse a tentare di salvare quelle creaturine.
La stagione è stata proprio inclemente e anche gli insetti scarseggiavano; fortunatamente trovai di acquistare circa due Kg. di tarme, tanto per una mia tranquillità e successivamente a ciò la prima cosa da fare era informarsi quale dieta alimentare adottano in natura.
Gli insetti erano quindi alla base della dieta giornaliera.
Dopo due settimane le mie cinque amiche erano in grado di svolazzare per casa ogni qual volta decidevo di liberarle dalla loro gabbia in cui le avevo alloggiate.
Erano sempre affamate e richiedevano continuamente cibo che io procuravo (tarme, grilli, piccoli insetti volanti, ecc.).
La loro voracità e irruenza erano tali da lasciarmi veramente poco tempo per seguire il resto del mio allevamento di canarini. Decisi allora di tentare ad aprire la finestra; ormai i cinque fratelli e sorelle erano grandi e avrebbero sicuramente potuto alimentarsi in modo autonomo, tanto se poi il cibo in libertà scarseggiava c'ero poi io che provvedevo a integrare la dieta.
Erano talmente invadenti che decisi Le finestre di casa erano sempre aperte e le cinque Cince potevano a piacimento anche uscire p
Purtroppo proprio la mattina che avevo deciso di aprile le finestre trovai una delle Cince sul pavimento della gabbia, con le penne arruffate e gli occhi chiusi. Immediatamente la misi nella gabbia infermeria dove con tanta pazienza inizia a curarla ripristinando, per prima cosa, la fauna batterica e somministrandole una pappa piuttosto liquida, molto digeribile, ricca di proteine ed enzimi.
Nel frattempo era giunto il momento dell'indipendenza degli altri componenti la nidiata.
Fu così che la piccola Cincia restò con me per ben altri 6 anni.
Sembrava la vera padrona di casa, quando decideva faceva il bagno nel lavandino, rubava il cibo dalla tavola; quando decideva che era il momento delle coccole si posava sulla mia mano e si faceva accarezzare; lo faceva anche con alcuni componenti della famiglia, ma solo con coloro che gli erano più simpatici.
Per sette anni una vera despota, quando decideva ciò che voleva era un vero tormento fin tanto che non l'otteneva, così per il cibo, per il bagno, per le coccole, per i giochi.
Le finestre di casa erano sempre aperte, durante la bella stagione, ovviamente, ma alla mia piccola amica non è mai interessato uscire per vedere il mondo fuori di casa, si posava sul balcone guardava all'esterno poi decideva che si stava meglio all'interno e rientrava.