Avevo posizionato la voliera in un angolo particolarmente tranquillo del mio giardino, accanto a degli alberi ad alto fusto che permettevano ai raggi del sole di illuminare l'impianto ma nello stesso tempo di mantenere una certa ombra e frescura. Inizialmente nella grande voliera avevo inserito alcune coppie di indigeni (Verdone, Ciuffolotto, Cardellino e Fringuello). All'interno della voliera, grazie a piante e arbusti in abbondanza, avevo ricreato un bel ambiente naturale. Molti autori sono dell'opinione che l'abbondanza della vegetazione all'interno del contenitore di allevamento, favorisca la nidificazione trasmettendo, ai soggetti alloggiati, tranquillità e sicurezza.
Con l'ambiente che ero riuscito a creare ero certo che le soddisfazioni non sarebbero mancate. Verso il mese di maggio decisi di inserire in voliera anche una coppia di Organetti, sono uccellini che mi sono sempre piaciuti e la loro riproduzione, ne ero certo, mi avrebbe dato grandi soddisfazioni.

Acquistai la femmina da un amico che la possedeva da ormai da tre anni e si dimostrava molto confidente con l'uomo. Il maschio già lo possedevo, avendolo acquistato l'anno prima da un commerciante di zona e lo avevo mantenuto in volieretta nel locale di allevamento.
Dopo aver messo in contatto per qualche giorno la coppia avvicinando le due gabbie ho inserito entrambi i soggetti in voliera. Fu amore a prima vista e quasi immediatamente i due Organetti iniziarono il corteggiamento e la costruzione del nido. Mi meravigliai di tanta velocità soprattutto in considerazione che negli anni precedenti la femmina cedutami dall'amico, non aveva mai dato cenno di voler costruire il nido.
Osservavo la femmina portare in giro gli sfilacci di iuta indecisa dove iniziare la costruzione, ma a capo di pochi giorni, sulla biforcazione di un sambuco, la femmina, da sola, costruì un piccolo nido di forma perfetta.
Il materiale usato per la costruzione del nido era vario: steli d'erba e radichette intrecciati con i fili di iuta che la femmina sembrava gradire particolarmente e che raccoglieva velocemente appena gliene mettevo a disposizione.
Durante tutta la fase della costruzione del nido, che come dicevo è opera esclusiva della femmina, il maschio, oltre ad infastidire la femmina, sembrava non curarsi minimamente di ciò che stava accadendo.
Avevo quasi la sensazione che le cose non andassero come speravo ma a giugno ecco che la femmina inizia la sua deposizione. Immaginatevi la soddisfazione quando nel nido osservo ben cinque uova e la delusione quando, al dodicesimo giorno di cova, solo una si schiude.
L'esame di ciò che è accaduto mi rivela che tre uova feconde avevano subito l'arresto dello sviluppo dell'embrione mentre la quarta non era stata fecondata.
Sfogliando i dati che avevo riportato sul mio quedernetto degli appunti mi rivelano che la cova era iniziata immediatamente alla deposizione del primo uovo. Il maschio durante l'arco della giornata non si avvicinava alla femmina ignorandola, mentre alla sera andava a dormire su un rametto adiacente al nido.
L'allevamento dell'unico piccolo nato sembrava non destare particolari problemi, unica annotazione degna di nota invece la crescita piuttosto lenta dei primi giorni di vita, nonostante al femmina provvedesse con costanza alle sue cure e alla sua alimentazione. Giornalmente fornivo alla femmina un tradizionale pastoncino all'uovo, un misto per canarini, del pastoncino per insettivori e mezzo uovo sodo, a parte l'uovo sodo tutti gli altri alimenti erano prodotti regolarmente in commercio presso i negozi specializzati. Ovviamente non facevo mai mancare, anzi somministravo in abbondanza, prodotti vegetali che reperivo direttamente nel pio piccolo spazio verde: centocchio, tarassaco e cicoria. Per sicurezza saltuariamente fornivo anche qualche tarma della farina, non quelle grandi già pronte alla metamorfosi, ma quelle appena poco più che formate, di piccole dimensioni.
Dopo le prime difficoltà il piccolo crebbe regolarmente e a 10 giorni riuscii ad inanellarlo.

Il giovane della prima covata non era ancora uscito dal nido che la femmina iniziò la costruzione del secondo nido sulla base di quello già costruito. Il materiale che portava al nido era tanto e tale che il giovane dovette decidersi a uscire. Non appena il novello involò la femmina si mise d'impegno a sistemare il materiale che aveva portato precedentemente e posato alla rinfusa.
Anche la seconda deposizione contava in 5 uova ma questa volta l'incubazione ebbe inizio alla deposizione del terzo uovo.
Nel frattempo il giovane vagava per la voliera sempre affamato ma il maschio si disinteresso anche a lui e il compito di alimentarlo fu della femmina che provvedeva ogni qual volta usciva dal nido per alimentare se stessa.
Così come avvenne per la prima cova, il maschio si disinteressò della femmina e del nido e tutto l'onere della cova fu della femmina. Questa volta a schiudersi furono ben quattro le uova e l'allevamento dei piccoli procedette senza difficoltà, questa volta non notai nemmeno la difficoltà di crescita nei primi giorni come invece avvenne nella prima covata.
L'alimentazione che aveva avuto successo non fu cambiata e i piccolo in 13 giorni erano già in grado di volare.
A fine della stagione mi ritrovai con quattro giovani Organetti; due maschi e tre femmine, tutti in ottima salute che portai a qualche concorso con ottimi successi e espositivi.
A conclusione posso solo dire che l'allevamento dell'Organetto ha regalato a me grande soddisfazione e credo la darebbe anche ad altri appassionati che volessero dedicarsi all'allevamento di questa Specie così gradevole e accattivante.