Gentile Signor Chieppa
il nostro pappagallino non riesce a defecare e ha l'addome tutto gonfio. Cosa posso fare?
Comunque mangia e poi si mette in terra e prova a defecare, ma non gli riesce.
Grazie in anticipo per la sua consulenza.
Michaela
R
Provi a somministrargli un pò di frutta e verdura ( cicoria ) e magari pure qualche goccia di olio di oliva o vaselina,direttamente nel becco.
Se la situazione non si sbloccasse a breve, non esiti a portare la bestiola dal medico veterinario.
Cordialmente. Francesco Chieppa
Subject: Riproduzione dei cardellini
Buongiorno Chieppa,
sono sempre Francesco da Reggio Calabria.
Approfitto della Sua disponibilità. Vorrei quest'anno provare a riprodurre cardelini. Lo so che non è cosa semplice, ma voglio tentare. Anni fa mi è capitato che la cardellina non ha neanche provato a fare il nido. Ho paura che la cosa si ripeta. Bisogna fare qualche preparazione particolare?
Per favore mi risponda, ho bisogno di sapere.
La ringrazio. La saluto cordialmente.
Francesco Musolino - Reggio Calabria
R
Gentile Sig. Musolino,
non è corretto affermare che sia difficile riprodurre in cattività il cardellino, si riesce agevolmente sia in voliera che in gabbia e volieretta ( meglio se di tipo inglese schermata su quattro lati ). Faccia svernare insieme le coppie prescelte e le alimenti con un ottimo misto specifico per uccelli silvani. Somministri anche del pastoncino secco da mantenimento ed ogni tanto un pò di frutta e verdure, oltre ad integratori vitaminici e minerali. In primavera inoltrata metta a disposizione delle coppie dei nidi infrascati con ramoscelli sintetici di conifere, interni o esterni non ha molta importanza ( le mie cardelline preferivano i portanidi interni ). Aggiunga alla dieta il pastoncino secco all'uovo da riproduzione con piccoli quantitativi di semi germinati e capolini di piante spontanee con semi immaturi allo stato lattiginoso, meglio se visibilmente infestate da afidi. A parte somministri a giorni alterni dell'uovo sodo. Sfilacce da imbottitura. Questi piccoli accorgimenti a me sono risultati sufficienti a fare andare in estro ed in cova le coppie di cardellino che un tempo avevo in allevamento.
Auguri e se avesse bisogno di un supplemento di notizie, ci scriva ancora.
Francesco Chieppa
Buongiorno carissimo signor Francesco,
mi chiamo Lorenzo e sono un giovane
allevatore, sono a chierle delle delucidazioni sul miglior modo di organizzare una selezione nel canarino mosaico.
Ho difficoltà a reperire informazioni in materia, è vero che si possono formare coppie in purezza mosaico x mosaico, o è sempre meglio formare coppie con intensi o brinati.
E' poi vero che nella selezione è consigliabile introdurre canarini bianchi? Ringrazio anticipatamente per i suoi sicuri chiarimenti.
Un saluto Lorenzo.
R
Gentile Lorenzo,
Gli odierni orientamenti selettivi circa gli accoppiamenti dei canarini di categoria mosaico, prediligono senz'altro l'unione di mosaico x mosaico, tanto per i canarini lipocromici che melaninici. In genere non è necessario se non raramente, ricorrere all'accoppiamento con l'intensivo per i lipocromici mosaico, a patto di scegliere sempre mosaico con zone di elezione cromaticamente molto nette e definite. Viceversa nei melaninici di tanto in tanto si intercala in riproduzione l'ottimo intensivo, per evitare un eccessivo accumulo di feomelanina bruna nel fenotipo del nero mosaico, che andrebbe a discapito di tipo e categoria.
Circa l'opportunità di accoppiare mosaico per brinato, è una ipotesi assolutamente assurda ed improduttiva per la selezione del mosaico. Infatti le due predette categorie di piumaggio sono selettivamente antitetiche: nella livrea brinata si ricerca la massima uniformità di brinature, viceversa nel mosaico ricerchiamo il massimo contrasto cromatico tra zone di elezione lipocromiche intense e resto del piumaggio privo di lipocromo.
L'accoppiamento con il bianco è altrettanto - a mio modesto modo di vedere - incongruo e pericoloso ai fini selettivi del mosaico, in quanto deduco essere erroneamente praticato per aumentare la gessatura ( effetto bianco ) del piumaggio del mosaico lipocromico. Effetto peraltro già correttamente ottenibile dall'accoppiamento ripetuto mosaico x mosaico.
Il canarino di colore bianco non è infatti in possesso dei geni ancestrali del cardinalino del Venezuela, atti a fissare nel piumaggio i carotenoidi pigmentanti, pertanto il ricorso all'apigmentato nelle linee selettive di mosaico a fattore rosso, andrà certamente a discapito della concentrazione e tonalità cromatica del lipocromo rosso.
Cordiali saluti.
Francesco Chieppa
Egregio Sig. Chieppa,
ho gia approfittato in passato della sua esperienza tramite questa rubrica, ma oggi voglio farLe una domanda di carattere più generale. Nelle scorse settimane, dopo un estate rovente causato dalla ormai nota bolla dell'anticiclone africano che ha coinvolto tutta la penisola, sono arrivate (almeno qui al nord) le piogge che hanno abbattuto in un paio di giorni le temperature di almeno una decina di gradi.
Questo fatto ha causato in alcuni dei miei canarini domestici infreddature, con conseguente respiro rumoroso (catarro) accompagnato da battiti di coda. Questo problema mi si presenta spesso con l'arrivo dell'autunno, mi dicono che bisogna tenere i soggetti colpiti al caldo. Ho provato e debbo dire che qualche lieve miglioramento c'è stato, ma so che ai primi freddi il problema ricomparirà, nei soggetti già colpiti (pare che tenda a cronicizzarsi).
Che fare per una guarigione veramente completa?
Perché i canarini domestici sono così delicati? Posseggo anche degli indigeni e canarini africani (Mozambico, cantori d'africa, dorsostriato) che pare non risentano minimamente di questo problema. La ringrazio per l'attenzione che vorrà dedicarmi, attendo fiducioso una sua gentile risposta e le porgo i miei più cordiali saluti.
Lettera Firmata
R
Gentile Lettore,
il canarino domestico non è poi tanto delicato quanto asserisce. Immagino i suoi uccellini siano dei canarini di colore, razza tra le più rustiche e resistenti. Più che il freddo, gli uccellini temono gli ambienti ventosi dove effettivamente possono, ai bruschi cambiamenti climatici, contrarre delle patologie da raffreddamento.
Pertanto eviti di mantenere i suoi volatili in luoghi esposti a correnti d'aria. Qualora presentassero sintomi di malattia respiratoria, li ripari in luogo caldo, somministrando per 5/7 giorni un antibiotico a largo spettro. Curi anche mensilmente l'integrazione con un multivitaminico contenente la vitamina A, e si assicuri con il suo medico veterinario che i canarini soggetti a frequenti recidive respiratorie, non siano portatori cronici di acari delle vie respiratorie ( acariasi respiratoria ). Eviti anche eccessivi accoppiamenti consanguinei, che a lungo andare indeboliscono il ceppo rendendolo più facilmente soggetto a patologie. Cordialmente.
Francesco Chieppa
Subject: Merlo indiano raffreddato
Avrei bisogno di alcune informazioni sulla salute del mio merlo indiano. da prima del 21 agosto ha il raffreddore, in questo periodo ha cambiato le penne, e noi gli diamo tutti i giorni della frutta fresca, insieme al mangime pellettato. Cosa si può fare per aiutarlo a guarire dal raffreddore? Come mai dura da così tanto? La cosa mi preoccupa, in passato ha avuto il raffreddore, ma non è mai durato così a lungo... C'è qualche alimento in particolare che potrei dargli per aiutarlo? Aggiungo che mangia normalmente e ha 14 anni.
Grazie in anticipo. Rossella
R
Gentile Lettrice,
penso sia il caso, in considerazione della veneranda età del suo merlo indiano, di sottoporlo a visita veterinaria. Il raffreddore che menziona può essere cagionato da bruschi sbalzi di temperatura, sinusiti, stati carenziali, esposizione a fumi ed agenti inquinanti, ecc. Credo sia il caso di sottoporre il pennuto ad una salutare visita medica.
Cordialità. Francesco Chieppa
Gentile Chieppa,
posseggo tre ondulati di cui una acquistata da due mesi.
All'inizio mostrava continua dissenteria che ho curato dandole della sulfadimetossina associata , poi, a delle vitamine.Il problema è che il pennuto non prende peso, l'alimentazione è molto varia ma lo sterno si sente molto, forse troppo.
Non ha segni di abbattimento ma un particolare: muove in continuazione le ali senza sbatterle come se fosse un tic, un movimento involontario. Avevo pensato agli acari, ma non si gratta anche perchè uso l'acaricida.
Mi scusi se mi sono dilungato troppo, ma sono molto preoccupato. Potrebbe autarmi? Spero di sì, Cordialmente.
Nicola
R
Gentile Nicola,
L'enterite potrebbe essere stata determinata dallo stress, relativo al trasferimento del volatile nel suo allevamento.
Se il pappagallino continuasse a presentarsi eccessivamente magro, sarebbe opportuno un esame delle feci per escludere la presenza di coccidi e/o miceti ( Candida - Macrorhabdos ornitogaster ). Non ecceda nell'utilizzo di antiparassitari, sostanze dotate di tossicità generale e neurotossicità se adoperate in modo improprio.
Restiamo a sua disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordialmente.
Francesco Chieppa
Subject: Merlo indiano con comportamenti autolesionistici
Egr. Chieppa,
mi chiamo Ivana e vivo a Genova, posseggo un merlo indiano di 13 anni che da circa un anno e mezzo si procura delle zone deplumate. Ha iniziato con la parte terminale della schiena e del collo, l'ho fatto visitare da un medico veterinario il quale gli ha fatto vari esami tra cui quello della pelle e delle piume, ma senza nessun risultato, così mi ha consigliato di somministrargli delle vitamine e una dieta più equilibrata (si nutre un po' di tutto). Ultimamente ho notato che si toglie le piume anche in altre zone del corpo (parte sotto le ali), procurandosi anche delle lesioni con perdita di sangue.
La ringrazio anticipatamente. Distinti Saluti.
Ivana Vialardi
R
Gentile Ivana
l'autodeplumazione - fenomeno noto soprattutto negli spittacidi, ma osservato anche in altre specie di volatili in cattività - riconosce diverse cause: organiche, alimentari, parassitarie ( ectoparassiti ) e psicologiche.
Se gli accertamenti clinici condotti dal medico veterinario hanno fornito esiti negativi, per esclusione occorre riferirsi ai fattori psichici. Il suo merlo indiano si sente evidentemente trascurato, soffre di noia, solitudine e frustrazione sessuale. Provi a disporlo in un contenitore di maggiori dimensioni, fornito di tronchetti d'albero a diverso livello, riunendolo soprattutto ad un conspecifico di sesso opposto. Chissà che in coppia non migliori. Qualora ciò non avvenisse, il medico veterinario potrà tentare una terapia farmacologica mediante impiego di blandi tranquillanti.
Tuttavia reputo pregiudiziale rimuovere le cause del disagio psicologico della bestiola, al fine di porre definitivo rimedio alla relativa somatizzazione autolesionistica. L'eventuale terapia farmacologica può assumere infatti solo significato di approccio terapeutico temporaneeo al fenomeno, se assumesse connotati di vera emergenza ( deplumazione molto estesa - grave autolesività ), ma non può essere convenientemente protratta per tutta l'esistenza del paziente alato. Cordialità.
Francesco Chieppa
Subject: Integrazione pastoncino per canarini
Ciao,
mi chiamo Kate ed ho iniziato ad allevare canarini da circa due anni, non allevo per fare "dell'agonismo ornitofilo" come lei scrive in una delle sue lettere che sono molto interessanti per me alle prime armi. Mi piacerebbe comunque conoscere i segreti di voi allevatori, per ottenere migliori risultati. Quest'anno ho scambiato dei canarini gialli con due coppie di canarini con patrimonio genetico rosso. L'allevatore mi ha consigliato di aggiungere nel pastoncino Furamix, Tetraspiral, Sulforazione, Dimetrin oltre ai Sali minerali, Carbon Grit, Lievisan e Fatrovit (mi ha specificato anche le dosi per un Kg di pastoncino). Ma è giusto far assumere dei farmaci a dei canarini sani? Ed ora se i canarini non assumono più queste sostanze possono ammalarsi? Quali sono gli ingredienti per un buon pastoncino specialmente durante il periodo di cova? Mille grazie!
Kate
R
Salve Kate,
ha perfettamente ragione nel dubitare di buona parte dei consigli forniti dall'ornicoltore che le ha ceduto le coppie a fattore rosso. Da quanto mi scrive, l'allevatore dei suoi canarini rossi somministra ai volatili un intero prontuario farmaceutico ed è plausibile che questo metodo non possa convenientemente funzionare, creando canarini deboli e malaticci, oltre a selezionare ceppi di microrganismi pericolosamente resistenti ai farmaci.
Pertanto elimini: Furamix, Tetraspiral, Sulforazione, Dimetrin ( farmaci veri e propri e/o integratori medicati a base di farmaci ). Elimini anche il Carbon Grit, per sostituirlo con del semplice grit. Il carbone vegetale infatti, se risulta utile in caso di enteriti batteriche ed intossicazioni alimentari per la sua azione assorbente le tossine ed astringente, non è assolutamente indicato per una somministrazione costante, in quando interferisce con l'assorbimento enterico di alcune vitamine, inducendo pericolosi stati di disvitaminosi. Nulla da eccepire invece per sali minerali da mescolare al grit e per Lievisan e Fatrovit ( preparato a base di lieviti il primo; multivitaminico il secondo ).
Una volta eliminato il supporto farmacologico - le assicuro controproducente - curi l'igiene delle attrezzature. Alloggi gli uccelli in gabbie dotate di griglia di fondo che impedisca contatti con le proprie deiezioni. Periodicamente faccia eseguire delle analisi delle feci, per escludere la presenza di batteri, miceti e parassiti e stia tranquilla che avrà fatto correttamente tutto quanto necessario per la salute dei suoi volatili. Per il pastoncino le consiglio di indirizzarsi verso marche commerciali, impiegando una formulazione "da allevamento" in fase di riproduzione e muta, "da mantenimento" durante i restanti mesi dell'anno. Integrerà lo sfarinato secco "da allevamento" con uova sode solo nel corso di cove e muta stagionale.
Ci segua sulla rivista "Uccelli" e magari anche nel mio sito: Il Portale Italiano dell'Ornitofilia:
http://www.verdiardesia.com
cercheremo volentieri di insegnarle qualche piccolo trucchetto per allevare in modo professionale.
Ha colpito nel segno, ha perfettamente inteso ciò che non poteva andare nel management che le era stato suggerito. Ha quindi certamente un ottimo intuito per riuscire bene in allevamento. Auguri!
Francesco Chieppa
Buona Sera Chieppa,
Mi chiamo Giacomo ho 36 anni ed abito a Milano, zona Famagosta. Sono un allevatore di Canarini di razza Gloster praticamente da almeno vent'anni e mai come quest'anno ho avuto dei problemi di mortalita' nel mio allevamento, nel periodo riproduttivo. Le uova si schiudevano tutte ma dopo
tre quattro giorni i piccoli morivano,tanti arrivavano anche al ventesimo/trentesimo giorno, per poi trovarli morti.
Sul ventre dei piccoli "non su tutti", sulla parte destra notavo un puntino nero. Finita la stagione riproduttiva, durante la muta ho perso ancora una decina di soggetti adulti, ai quali prima del loro decesso notavo problemi di feci piuttosto diarroiche che imbrattavano la zona
cloacale, con difficolta' appunto nell'espellere le stesse.
I disturbi maggiori li noto sui canarini alloggiati in voliera esterna, 2m.x2m.x3m. di h.
Volevo chiederle se lei potesse aiutarmi a risolvere il problema o consigliarmi una cura, o un centro dove poterli portare, cosi' da trovare la giusta cura senza rischiare di fare qualche "sciocchezza." Non ho mai fatto cure precova!
Alcuni Allevatori mi hanno consigliato delle cure, chi altre, ma senza sapere la giusta causa, non penso sia la cosa piu' giusta.
La ringrazio per la sua attenzione e per il suo tempo che di sicuro sara'prezioso per una sua risposta in merito.
Cordiali Saluti
Di Liddo Giacomo - Milano
R
Gentile Sig. Giacomo,
credo che il suo problema si possa risolvere agevolmente con un approccio più razionale e scientifico: occorre sottoporre ad indagini di laboratorio reperti biologici che potranno svelarci la causa degli inconvenienti che lamenta. Se avesse provveduto a fare analizzare pulli ed adulti deceduti e/o campioni di feci dei riproduttori, oggi saprebbe la natura della misteriosa patologia.
Per farsi realizzare queste analisi, si rivolga all'Istituto Zooprofilattico Provinciale a lei più vicino ( l'indirizzo è in elenco telefonico o può chiederlo al settore veterinario della sua AUSL ), o ad un istituto universitario ( facoltà di medicina veterinaria ), o ancora ad un privato libero professionista che possa fare eseguire le indagini necroscopiche ( esame delle carcasse ) e coproscopiche ( esame delle feci ) del caso.
Solo una ricerca di laboratorio potrà fugare efficacemente ogni dubbio, permettendole di risolvere il problema con dei trattamenti farmacologici mirati. Inizi subito a fare analizzare campioni di feci dei volatili che ha in allevamento.
Ci faccia sapere. Cordialmente.
Francesco Chieppa
Subject: Mortalità pulli di Agapornis
Salve Chieppa,
ho seguito i suoi consigli sul sito Verdi e Ardesia e li ho trovati molto utili e interessanti. Le sarei grata se mi potesse aiutare ancora una volta, ma questa volta in modo diretto con un mio problema. Io allevo agapornis roseicollis di diverse mutazioni, il problema è che da una coppia mi sono nati tre piccoli di mutazione cremino, che sono morti tutti a distanza di un giorno dalla loro nascita, i piccoli presentavano la pancia un pochino scura e la parte ( non so di preciso come si chiama) in pratica corrispondente al nostro ombelico, in fuori,come un filino che fuoriusciva dal pancino, cosa che noto normalmente appena nascono, ma che poi con il passare delle ore si riassorbe, mentre in questi soggetti non si è riassorbita per niente, pensa che possa dipendere da questo? Ho sentito qualcuno che ha avuto casi analoghi e che li ha curati con il fungilin, cosa ne pensa se facessi una cura preventiva ai genitori per evitare che nelle prossime cove possa riaccadere ciò? O in ogni caso con che cosa potrei curarli? Parlo sempre dei genitori, perchè loro poverini oramai sono morti. Ancora una cosa, ho domandato nella mia farmacia se avessero il fungilin di modo che sarei pronta a prenderlo, ma loro mi hanno risposto che ora rimane difficile trovarlo e che hanno il mycostatin che è uguale, lei che ne pensa? Spero di essere riuscita a spiegarle chiaramente l'accaduto. Resto in attesa di una sua risposta, nel frattempo La ringrazio anticipatamente.
Lettera Firmata
R
Gentile Lettrice,
come certamente avrà letto nel forum del sito Verdi & Ardesia e dalle pagine della rivista di ornitocoltura "Uccelli", che mi auguro consulti mensilmente, è assolutamente forviante tentare di avanzare diagnosi di mortalità neonatale, in relazione ai sintomi denotati dai neonati deceduti. Per avere certezza diagnostica occorre sempre sottoporre a necroscopia ed esami di laboratorio i cadaverini. Questo consente una diagnosi precisa e la possibilità di risolvere l'evento patologico con una terapia mirata, atta a prevenire una estensione del contagio ed ulteriori decessi. Ciò premesso è pur vero, da quanto si legge sui libri di testo universitari e mi è stato riferito in tanti anni di divulgazione ornitoculturale, che anche gli psittacidi incorrano con una certa frequenza nella proventricolite fungina da Macrorhabdos ornitogaster. Detto micete parassita sembra purtroppo sensibile solo alla Amfotericina B ( Fungilin ) e niente affatto alla Nistatina ( Mycostatin ). Pertanto se il Fungilin ( farmaco per uso umano contenente una molecola antimicotica di vecchia generazione, ormai obsoleta per la patologia umana ) non dovesse più essere reperibile in commercio, sarà una grossa perdita per noi ornitofili ed occorrerà ponderare come sostituirlo, magari ricorrendo ad analoghe specialità in vendita all'estero. Nell'eventualità che i riproduttori risultassero infetti da Macrorhabdos ornitogaster, a seguito di esami di laboratorio condotti sulle feci, sarebbe certamente preconizzabile in quel caso un trattamento precove con Anfotericina B, considerando che sono i genitori portatori del micete a trasmetterlo ai neonati ( il parassita ha ciclo oro-fecale ). Certamente il suo medico veterinario saprà fornirle la consulenza specifica del caso.
Cordialmente. Francesco Chieppa
Subject: Richiesta informazioni su trattamenti terapeutici
Egregio Chieppa,
dopo aver letto il più possibile e aver "sentito tante campane" ho capito, mi corregga se sbaglio, che i due farmaci principali da usare nei fringillidi sono Baycox e Baytril. Non essendoci laboratori di analisi nella zona dove abito, non posso essere sicuro della patologia presente nel soggetto; i sintomi quali diarrea, appallottolamento, ecc. possono derivare da diverse patologie (salmonelle, coccidiosi,ecc.) e quindi diventa difficile scegliere quale dei due farmaci usare. Allora io le chiedo se è possibile, in casi dubbi, usare un'associazione dei due farmaci e se si possono usare nel periodo delle cove. Un amico mi ha procurato un farmaco tedesco (Nifuramycin). Lo conoscete? Come e per quali patologie posso usarlo?
In attesa di una Vostra risposta ringrazio anticipatamente.
Giuseppe
R
Gentile Lettore,
come più volte asserito in questa rubrica, i farmaci sono principi attivi non esenti da effetti collaterali, il cui impiego può essere giustificato solo dall'esistenza di una patologia documentata, verso la quale la molecola farmacologica espleti attività terapeutica. In tal caso gli effetti collaterali saranno di gran lunga inferiori ai benefici della terapia. Viceversa, qualora non vi sia una patologia specifica, documentata da un referto di laboratorio, l'impiego dei farmaci a casaccio pone tanti interrogativi e presenta pesanti controindicazioni. Ciò premesso le consiglio un periodico monitoraggio dello stato sanitario dei suoi uccellini, attraverso il ricorso ad un semplice esame delle feci. Detta analisi può essere facilmente espletata presso un Istituto Zooprofilattico Provinciale ( istituti di diagnostica veterinaria dislocati con sezioni provinciali in tutte le regioni italiane ). Inoltre per le regioni meridionali ( Sicilia – Calabria - Campania - Puglia e Basilicata ) , recentemente la FOI - Federazione Ornicoltori Italiani - ha stipulato una importante convenzione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, in virtù della quale è possibile fare pervenire i reperti biologici da analizzare, opportunamente condizionati, attraverso corrieri privati o posta celere. Legga nel sito della F.O.I. ( www.foi.it ) i particolari della convenzione, che presenta costi veramente molto popolari ed accessibili per i diversi esami che propone. Mi creda, prima di impostare una terapia che possa rivelarsi produttiva, occorre ottenere una corretta diagnosi. In caso contrario si rischia solo di spendere inutilmente del denaro, intossicando e non curando i nostri uccellini indisposti, bisognosi invece del nostro concreto aiuto. F
rancesco Chieppa
Subject: Bengalini improduttivi
Buongiorno Sign.Chieppa,
vorrei una informazione sulla mia coppia di bengalini.
Il mio problema è che producono 1 o 2 uova ogni volta, ma non covano oppure cova per un pò il maschio e la femmina gli impedisce di uscire dal nido.
Però dopo un certo periodo le uova spariscono, perchè penso vengano mangiate. Questo è il mio problema, spero d'avere da lei qualche chiarimento e/o consiglio. Colgo l'occasione per farle i migliori auguri.
Cristian
R
Gentile Cristian,
scommetto che i suoi esotici siano in una stanza di casa dove risultano esposti alla illuminazione artificiale serale.
E' il consueto problema, causa di malanni ed insuccessi riproduttivi, di tutti voi piccoli hobbisti di ornitofilia.
Gli uccellini hanno un organismo che è un vero e proprio orologio biologico. Per stare in buona salute e riprodursi regolarmente, necessitano di un fotoperiodo ( durata delle ore di luce diurna ) regolare e non soggetto ai capricci degli umani conviventi. Quindi, cerchi di confinare la coppia in un ambiente ad illuminazione naturale e vedrà che le cose miglioreranno sensibilmente. Possibile anche che i suoi beniamini piumati siano ancora troppo giovani e per questo motivo pasticcino alquanto. Provveda ad una collocazione più idonea; qualora la mia deduzione sia corretta e se avesse ancora problemi, torni a scriverci, le risponderemo volentieri. Cordialmente.
Francesco Chieppa
Gentile Chieppa,
Avrei una domanda da farle su una coppia di bengalini che posseggo. Circa un anno fà ho comprato 2 bengalini: un maschio e una femmina. Dopo circa un anno il maschio mi volò via ed andai subito a comprarne un altro. Quattro giorni fà mi morì la femmina e quindi rifeci la stessa operazione di un anno fà. Ora però vedo che i due non vanno molto d'accordo e mi chiedevo se devo sostituirne uno dei due con un altro! Lei cosa ne pensa? Tanti saluti e grazie!
R
Gentile Lettore,
penso essenzialmente due cose:
1) che gli uccellini che impropriamente lei chiama Bengalini, in realtà siano i più comuni Diamanti mandarini ( Taeniopygia guttata castanotis ),
2) che non si tratti di una coppia effettiva, bensì di due soggetti dello stesso sesso; oppure che i due soggetti non siano ancora affiatati pur se maschio e femmina. Il Diamante mandarino è fortunatamente molto facile da sessare, anche per un occhio poco esperto. Occorre valutare la colorazione del becco: rosso vermiglio nel maschio, rosa arancio nella femmina. Se nota la differenza trattasi di coppia, altrimenti di pennuti dello stesso sesso. Cordialità. Francesco Chieppa
Subject: Agapornis Roseicollis
Buonasera,
sono un ragazzo che ha acquistato da poco una giovane coppia di Roseicollis verdi faccia rossa, da un allevatore alla fiera di Piacenza.
Ora vorrei consigli su una giusta alimentazione, io mi limito a dargli semi misti acquistati in un negozio di uccelli con qualche pezzetto di mela e
pezzetti di verdure, ma non riesco a fargli mangiare gli estrusi che mischio sempre con i loro semi.
Mi potreste consigliare su come cibarli e con cosa? E come mi devo comportare con il pastoncino? Che ingredienti dovrei usare e quando darlo?
Mi hanno consigliato di lasciarli circa 3 settimane senza nido per ambientarsi e conoscersi... Come mi comporto con il nido? Io l'ho giaà.
I rametti di salice vanno messi con il nido o solo nel momento dell'accoppiamento? Grazie.
Rino - Piacenza
R
Gentile Lettore,
l'Agapornis roseicollis consuma in cattività un regime dietetico costituito da: una buona miscela di semi per parrocchetti, un pastoncino secco
preconfezionato, mela, spighe di panico ( soprattutto in fase riproduttiva ). Può ancora gradire altra frutta e verdure di stagione, in modo variabile
da soggetto a soggetto.
Per abituarli a nutrirsi regolarmente di alimenti estrusi deve insistere a fornire il prodotto con le granaglie. Vedrà che prima o poi li assumeranno,
sino a poter sostituire integralmente gli estrusi alla convenzionale miscela di semi.
Lo psittacide in parola nidifica praticamente in qualsiasi periodo dell'anno, fatta eccezione per la fase della muta. Il nido, rigorosamente a
doppia camera, va fornito alla coppia allorchè essa dimostri un sufficiente affiatamento. La cassetta nido va cosparsa sul fondo con un sottile strato di torba e trucioli. Quando gli uccelli manifestassero chiaramente di volere costruire il talamo riproduttivo - appartandosi sempre più spesso nel nido - fornirà prontamente il materiale da imbottitura, costituito da rametti di salice. Il nido viene rifinito internamente con un soffice strato di piume dei riproduttori.
Le uova sono spesso quattro e l'incubazione dura 23 giorni.
Francesco Chieppa