Sulle mutazioni del Padda
di Sergio Lucarini
Il Padda come gli altri esotici di comune allevamento è stato interessato da diverse mutazioni. Storicamente la prima ad essere fissata, attorno al 1800, ad opera di allevatori cinesi e giapponesi è stata la mutazione “Bianco”, un tipo di acianismo comune anche in altri Estrildidi come il Diamante mandarino o il Passero del giappone. Sembra che le prime esperienze di allevamento in Italia di questa varietà risalgano al dopoguerra (Orlando 1959). Attorno al 1950, in Giappone viene selezionata la variante Isabella (Stainbacher 1957). Mutazione che giunge in Europa negli anni settanta ad opera di allevatori olandesi. Per inciso c’è da segnalare che le concomitanti prime importazioni del Padda di Timor (Padda fuscata) avevano fatto nascere la fantasiosa ipotesi che la nuova varietà fosse frutto di una ibridazione (Radtke 1979), naturalmente i risultati degli accoppiamenti hanno presto dimostrato che il nuovo fenotipo era certamente riconducibile ad una mutazione spontanea con trasmissione recessiva autosomica. In seguito, mirati incroci con Passeri del Giappone della varietà Rosso bruno,che hanno visto l’ottenimento di prole esclusivamente feomelanica, ne hanno permesso la giusta collocazione genetica con l’inevitabile variazione della denominazione: da Isabella a Feomelanico (De flaviis e Lucarini – “I.O.” n° 3/93). Sempre all’inizio degli anni novanta è riconducibile sia la comparsa del Topazio, con un primo soggetto esposto alla mostra specialistica “Exotica 1993”, che dell’Opale, scoperto e selezionato dall’olandese W.H.Keijzer. Dopo l’acquisizione di queste varianti cromatiche ben caratterizzate e riconoscibili, decisamente più contrastata è stata l’accettazione dei mutati Pastello, in alcuni casi declassati in fase di giudizio ad atipici soggetti sbiaditi. Traslando quanto
accertato in altre branche, sembrerebbe che
tale tipo di mutazione, con trasmissione
genetica recessiva autosomica, possa essere
una forma allelica meno drastica del noto
fattore “Albino”. Stiamo parlando quindi di una forma di albinismo parziale. La differenza tra questo tipo di mutati e quelli che fanno riferimento al locus “rd” (riduzione), quali Agata, Mascherato o Ino, è nella struttura dei melanosomi. I melanosomi, che si formano all’interno di particolari cellule del derma dette melanociti, sono una sorta di contenitore incolore che una volta strutturato viene riempito di melanina e trasferito nelle penne in formazione. Nel piumaggio dei mutati recessivi autosomici, come appunto anche nel Padda Pastello, pur con una più o meno marcata riduzione del pigmento contenuto, i melanosomi sono perfettamente formati e di giusto numero, in quello dei recessivi sesso legati, in questo caso come nel Padda Mascherato oppure nell’Ino, i melanosomi sono normalmente pigmentati, però risultano in numero inferiore, più piccoli e malformati rispetto al normale.

Denominazioni e standard
Una prima stesura dei “Criteri di giudizio” del Padda risale a circa quindici anni fa. In quella prima edizione erano elencate cinque varietà:
Ancestrale (ex Grigio), Topazio, Feomelanico (ex Isabella), Opale e Bianco. Più recentemente, l’attuale C.T.N., ha aggiornato tali criteri rendendoli più snelli nel formato, arricchendoli con una scheda grafica ed aggiungendo prima la varietà Pastello, poi, recentemente, le due “sessolegate” Mascherato e Ino. In sequenza, traslate da tale lavoro, riporto le otto denominazioni ufficiali delle varietà standardizzate con relativa descrizione di
massima dell’aspetto fenotipico:
Ancestrale- È il Padda chiamato precedentemente “Grigio”, che si presenta nel colore originale senza alcuna mutazione. Disegno e colori base con calotta, gola e collare nero, guance bianche, petto grigio bluastro e ventre violaceo. Il dorso, così come la remiganti è grigio azzurrato, mentre la coda è nera.
Feomelanico - Aspetto generale marrone chiaro, con calotta ruggine scuro, petto e dorso beige chiaro.
Topazio - Aspetto generale simile al feo ma con riflessi grigiastri nel dorso dovuti alla presenza pur se ridotta di eumelanina. La testa è marrone scuro ed il petto beige scuro velato di grigio.
Opale - Aspetto generale grigio azzurrato senza presenza di feo, quindi con totale assenza di tonalità marroni. La calotta è grigio azzurrato scuro.
Pastello - Aspetto generale simile all’Ancestrale ma diluito per effetto della mutazione. Tutte le zone che nell’Ancestrale sono nere si presentano grigio nerastro scuro. Dorso di una tonalità grigia più chiara dell’ancestrale.
Ino - Aspetto generale biancastro per l’effetto della mutazione Ino che inibisce sia la feomelanina che la eumelanina nera lasciando solo un residuo di eumelanina bruna. Nella testa e nella coda, dove tale residuo è maggiore, è presente una colorazione marrone chiaro (beige). Gli occhi sono di un evidente colore rosso.
Mascherato - La notevole carica eumelanica presente nella testa e nella coda di un Padda ancestrale fa si che, nonostante il fattore in oggetto agisca in modo importante verso questo pigmento, tali distretti restino di una tonalità nerastra ben contrastante su un colore di fondo beige grigiastro. Ben visibili devono essere la bavetta ed il collarino, così come lo stacco di colore tra il petto (leggermente grigio) e il ventre (leggermente bruno).
Bianco - Tutti i disegni caratteristici sono completamente annullati dalla mutazione, così come tutti i colori. La risultanza dà un soggetto totalmente bianco senza alcuna in- filtrazione melanica. Queste sono dunque le varietà ad oggi ufficializzate con relative denominazioni, una sequenza che al momento è quella da prendere a riferimento sia da parte degli allevatori che dai giudici nell’ambito delle manifestazioni ornitologiche, siano esse nazionali che internazionali (il nostro schema è stato adottato anche a livello C.O.M.).

Padda mutazione bianco. Allevamento Rodolfo Gherlone.
Nuova mutazione
Recentemente, alle mutazioni sopra elencate se ne è aggiunta un’altra sulla quale, per ora, aleggia un discreto punto interrogativo. Da quello che si è potuto capire si tratta di una mutazione recessiva autosomica che ha il potere di ridurre la feomelanina. Fino a qui nulla da eccepire, anche perché a tale fattore, dopo Agata, è stata poi attribuita la denominazione Eumo, che sembrerebbe appropriata. Il problema è che, inseguendo una botta di tecnicismo all’olandese, c’è chi sta accarezzando l’idea di rivederne ancora la denominazione a favore di Topazio. Confusione che genera confusione, tanto che all’Internazionale di Reggio, mi sono trovato a giudicare un soggetto ingabbiato come Eumo Topazio. Questo animale, se non ho preso un abbaglio, è lo stesso che la C.T.N. ha standardizzato con la denominazione Mascherato. Abituato, dopo tanti anni di frequentazioni del nostro ambiente, a non stupirmi più di nulla ho archiviato perplesso la stranezza senza dargli troppo peso. Oggi però mi accorgo che l’utilizzo di quella denominazione non è stato un evento estemporaneo, magari da addebitare ad un attimo di eccessiva creatività da parte di un collega espositore. Una visita al sito www. clubitalianopaddaoryzivora.it, mi ha portato a realizzare che in realtà c’è una vera e propria corrente di pensiero orientata a modificare quel poco che negli anni abbiamo immagazzinato pensando fossero delle certezze.

Padda mutazione opale. Allevamento Rodolfo Gherlone.
Una inedita lista di denominazioni
Nel sito gestito da Rodolfo Gherlone, sotto al titolo “Principali categorie modificate dal Club del Padda”, possiamo scorrere una sequenza di denominazioni che, da quello che
sembra di capire, ha lo scopo di realizzare una convergenza con quanto in materia è in uso in Olanda e per gettare le basi per la stesura di ipotetici nuovi Criteri di giudizio. Questa la lista proposta:
Grigio
Bianco
Pezzato
Rosso bruno (ex Feomelanico)
Moka bruno (ex Topazio)
Opale
Pastello
Topazio (ex Eumo e Agata - cat. errate)

Padda mutazione pastello. Allevamento Rodolfo Gherlone.
Se questa lista vuole essere una provocatestazione, o comunque un espediente teso ad innescare un dibattito che tenga in qualche modo acceso l’interesse verso una specie dalle alte potenzialità ma che soffre per le incomprensibili pastoie burocratiche imposte dagli adempimenti Cites, possiamo certamente giudicare in modo positivo il tentativo. Diversa è invece, a mio vedere, la valutazione se si entra nel merito tecnico in quanto poco condivisibili risultano diverse delle denominazioni proposte. Andiamo per ordine:
Grigio - non è un caso che negli standard ufficiali sopra citati non ci sia questo termine ad indicare il tipo base non mutato, è infatti noto quanto una denominazione, nel bene o nel male, vada ad incidere nella storia selettiva di una determinata varietà.
Nello specifico abbiamo il macroscopico esempio del Diamante mandarino, dove appunto con Grigio è stato indicato il fenotipo non mutato. Nel corso degli anni, per rincorrere il colore dettato da questa denominazione è stata inopinatamente sottratta gran parte della feomelanina normalmente presente nel fenotipo selvatico. Se la scelta fosse caduta su Nero bruno o Ancestrale ovviamente l’evoluzione avrebbe preso una diversa direzione. Inoltre, con Grigio stiamo già indicando un peculiare fattore presente nel Passero del Giappone e nel Diamante coda lunga, dato che nulla impedisce che un domani questo possa apparire anche nel Padda non credo sia un errore lasciare tale termine libero per questa evenienza.
Pezzato - in questo caso il problema nonè nella denominazione, ma nella opportunità di andare contro un dettame, oramai consolidato, che vieta l’esposizione di qualsiasi soggetto che presenti pezzature. Ovviamente non credo ci sia una norma che vieti ad un Club di proporre manifestazioni in cui tali soggetti siano ammessi, ma più che altro è una questione di valutazione circa l’opportunità di continuare ad incentivare l’allevamento di soggetti oramai banditi dalle manifestazioni ufficiali.
Rosso bruno - come detto sopra, la denominazione Feomelanico nasce da una verifica ibridologica tesa a verificare la inconsistenza tecnica del vecchio termine Isabella. A rigore di logica, una volta avuta la conferma circa l’univocità di questo fattore con quello Rosso bruno del Passero del Giappone, la scelta del nome da dare alla varietà del Padda in esame poteva anche cadere su Rosso bruno, non è stato così in quanto è stato ritenuto tecnicamente più corretto il termine Feomelanico, è norma consolidata infatti (e per questo tollerata) che l’uso delle denominazioni binomie sia una esclusività del solo Passero del Giappone. Per tutte le altre specie il termine utilizzato è Feomelanico ed è giusto che tale sia anche per il Padda.
Moka bruno - quanto detto sopra circa l’utilizzo delle denominazione binomia vale anche in questo caso. In più, ed è questo che mi ha spinto a scrivere questa nota, è oramai convinzione abbondantemente affermata che Moka bruno e Topazio siano da considerare dei sinonimi indicanti lo stesso fattore. E’ quindi da giudicare un errore grave questo tentativo di svincolare una denominazione, Topazio, dalla sua giusta collocazione per dirottarla ad indicare un fenotipo che macroscopicamente con tale fattore non ha nulla a spartire.
Topazio - la mutazione Topazio, come l’allelica Feomelanico, agisce sulle sole eumelanine, ma rispetto a questa ultima è decisamente meno drastica. Nel piumaggio resta una parte di nero, che sommandosi alla Feo, va ha creare il tipico colore “testa di moro” rinvenibile in tutte le specie dove tale fattore è apparso. La domanda che mi pongo e che giro a Gherlone è: come è accostabile il nuovo fenotipo che abbiamo citato sopra, quello chiamato Eumo, con quanto appena detto?
Un invito al dibattito
Per chi come me negli anni novanta ha vissuto quella fase storica nell’ambito dell’evoluzione riguardante gli I.E.I. e gli Estrildidi in particolare, caratterizzata dalla forte contrapposizione
tra Commissione Tecnica e
Responsabili del Club dell’Esotico, non può non notare come, a fronte del rigore che ancora oggi caratterizza ogni atto ed ogni decisione della C.T.N. ci sia attualmente da parte di molti appassionati un allentamento notevole della tensione tecnica. Lo scopo di questa nota è proprio quello di smuovere un poco delle acque forse un po’ stagnanti, con la speranza quindi che, quanto meno, questo scritto possa smuovere un bel dibattito sull’argomento. Certo, non mi auguro un ritorno ad un periodo nel quale, magari per un pugno di melanina in più o in meno, persone animate dalla stessa passione arrivavano nel corso di feroci dispute a provare astio reciproco, resto però convinto che quando si trattano argomenti sensibili come può essere ad esempio le scelta di una denominazione, una dose di
maggiore attenzione non guasterebbe.
Le delibere delle nostre C.T.N. sia quelle
passate che l’attuale, rispetto a quanto avviene all’estero, sono sempre state caratterizzate da un notevole pragmatismo per quello che riguarda l’approccio alle tematiche legate alle mutazioni, al loro effetto sul fenotipo, ponendo altresì molta attenzione ai risvolti tecnici legati alla scelta delle giuste denominazioni consapevoli di quanto queste influiscano nell’evoluzione delle cromie. Questo atteggiamento, alla lunga si è rivelato quello giusto. Oggi gran parte di quello che i nostri organi tecnici hanno nel tempo elaborato in materia è stato recepito a livello C.O.M. e questo, credo, deve essere un motivo di orgoglio in quanto ulteriore conferma circa la bontà delle nostre intuizioni e relative decisioni.
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