SPERAVO DI ALLEVARE IN CATTIVITÀ IL PETTIROSSO !
(Erithacus rubecola)

di B.P.

Premetto che la mia esperienza risale a molti anni fa ma considerato il grande piacere che ne ho tratto mi è rimasta impressa nitidamente nella memoria. Assolutamente di non è facile allevamento il Pettirosso, soprattutto se chi lo volesse fare pensa di farlo in gabbie o volierette (per intenderci quelle adottate per i canarini). Questo piccolo uccelletto di 13 centimetri, richiede contenitori ampi; non un'esigenza legata alla sua dimensione ma bensì alla sua innata vivacità che se repressa in una gabbia ristretta lo porterebbe rapidamente a soccombere, dopo magari essersi ferito o deplumato a causa del continuo strofinio sulle sbarre nella ricerca di spazio per il volo. Il consiglio quindi è quello di offrire a questo piccolo ospite una voliera o, in mancanza di questa, almeno una volieretta spaziosa e, raccomandiamo, rigorosamente all'esterno anche in pieno inverno, ovviamente fornita di una protezione, infatti, le migrazioni al sud avvengono più per necessità alimentari che per la rigidità delle temperature.
Descrivere un Pettirosso a degli appassionati del settore è quasi inutile, è talmente noto e illustrato che rimarchiamo solo il fatto come tra maschio e femmina le differenze sono quasi nulle.


La diffusione del Pettirosso comprende quasi tutto il vecchio Continente estendendosi fino alla Siberia; sulla nostra Penisola è stanziale.
Il suo canto raggiunge il massimo in primavera, immediatamente prima degli accoppiamenti anche se il suo canto intenso e continuo lo si sente perfino durante tutto l'inverno. Questa peculiarità permane generalmente anche nei soggetti ingabbiati, sempre che il suo mantenimento in cattività avvenga correttamente, anche relativamente all'alimentazione.
Purtroppo non posso dire di aver allevato questa specie, ma solo mantenuto in cattività un magnifico maschio regalatomi da un amico che lo aveva catturato già adulto quasi per caso.

L'ormai noto fotografo naturalista Fausto Branchi (©) ci propone, con le sue belle foto una
sequenza di riprese che hanno come attore principale il Pettirosso


L'esperienza
Inserii il soggetto in una voliera da giardino quadrata - solo quello potevo offrirgli - alta 200 centimetri con 1 metro per lato.
Il tetto era metallico e spiovente, su un lato avevo lasciato crescere un'edera che mantenevo potata affinché non diventasse invadente. In voliera vivevano già da tempo una coppia di Verdoni e un Fringuello; il timore era che dato il caratterino del Pettirosso si creassero discussioni e liti pericolose per la stessa integrità dei contendenti. Fortunatamente il Pettirosso entrò subito in sintonia con gli altri ospiti.
I miei timori non erano infondati in quanto il Pettirosso è un solitario che per quasi tutto l'anno vive da "scapolo" e per giunta è molto territoriale. La sua vita si svolge nei boschi e nei giardini evitando accuratamente la compagnia degli altri uccelli, cui non reca molestia ma dai quali non vuole essere disturbato. Tanta scontrosità o riservatezza, si attenua nei mesi invernali, ciò che mi permise di mantenerlo in cattività in comunità con altri uccelli. Se però sopporta altre varietà di volatili, con gli appartenenti alla sua stessa specie è assolutamente brutale, arrivando a intraprendere delle vere e propri guerre che non di rado vedono uno dei due contendenti perire.


Il mio Pettirosso, superata la prima fase di ambientamento, mi deliziava ogni giorno con il suo canto che però emetteva quasi sempre esclusivamente nelle prime ore della mattina, ho dedotto che probabilmente durante la giornata poteva essere disturbato dall'attività troppo ravvicinata degli altri ospiti della
voliera. Certamente l'alimentazione da me fornita non era completa, in quegli anni non era proprio facile reperire sul mercato i prodotti di oggi. Fornivo: pastoncino per insettivori, uova di formica e frutta di ogni tipo, questi erano gli alimenti che fornivo quotidianamente e che il Pettirosso dimostrava di gradire.
Notai che gustava particolarmente fragole e bacche, mentre il pastoncino all'uovo veniva assaggiato solo se lo sminuzzavo e quasi per curiosità, spinto forse dal fatto che invece i Verdoni ne erano ghiotti.
Con l'arrivo della buona stagione il carattere del Pettirosso peggiorò drasticamente.


Diventò rissoso, rincorreva senza apparente motivo Verdoni e Fringuello, evidentemente mal sopportando
la loro presenza. L'intensità del canto aumentava e notai che era intercalato da dei richiami. Non mi soffermo a raccontavi le lotte continue e per farla breve fui costretto a togliere dalla voliera il battagliero
Pettirosso e, non avendo altro spazio disponibile decisi, dopo averlo mantenuto qualche giorno in una volieretta, di rimetterlo in libertà. La permanenza di qualche giorno in volieretta mi permise di ascoltare il suo bellissimo canto ma purtroppo lo spazio era insufficiente e il suo piumaggio andava rovinandosi giorno dopo giorno.
A malincuore decisi di liberarlo e rinunciai, in mancanza di spazio, al tentativo
di allevamento. Sono però ancora convinto che in voliere ampie, fornite di vegetazione, maggiormente oggi che una qualche ricerca alimentare è stata fatta, sia possibile l'allevamento in cattività del Pettirosso.