LA TORTORA MASCHERA DI FERRO
(Oena Capensis)

di F. Montaguti

Conosciuta anche come Tortora del Capo, Tortora di Namagua o dalla Cravatta Nera. La tortora Maschera di Ferro, diffusa con due sottospecie dall'Africa a sud del Sahara orientale fino al sud Africa ed alla penisola Arabica, fa parte di quel peculiare gruppo di tortore africane comunemente denominate "tortore dalle ali macchiate". Delle molteplici ed evidenti similitudini tra le tortore del gruppo la più caratteristica pare essere infatti la presenza di due ordini di macchie alari (distribuite in media su cinque penne), ubicate in tutte le specie tra le remiganti terziarie e le copritrici alari ad esse adiacenti, dalle caratteristiche colorazioni metalliche. In realtà il gruppo è composto di sole due famiglie, Turtur e Oena, da quando i sistematici hanno ricompreso l'altra, la Tympanistria, nel novero della prima. Mentre dunque nel genere Turtur sono ascritte le specie Afer, Calcospylos, (Alopelia) Puella e Tympanistria, il genere Oena comprende la sola Capensis. Detta distinzione del solo genere Capensis, a mio modesto avviso, non è più giustificata di quanto non lo fosse quella della specie Tympanistria, considerato che sono più i punti di contatto tra i due generi che le differenze. Comune poi sia alla Tortora Tamburina (Tympanistria) che alla Maschera di Ferro è l'accentuato dimorfismo sessuale quasi assente nelle altre specie.

Areale distributivo della Tortora Maschera di ferro (Oena capensis)

Oltre alle caratteristiche comportamentali pressoché uniformi del gruppo, vi sono anche chiare similitudini fenotipiche che risultano particolarmente evidenti nelle femmine di tutte le specie. Tra i moltissimi tratti comuni ricordo: becchi piuttosto spessi e brevi moderatamente ricurvi, più o meno vistosamente colorati (la base comunque sempre rosso violacea), occhi molto sviluppati e scuri, linea protoculare nera che congiunge la regione perioftalmica anteriore al becco, remiganti primarie di un caratteristico colore rosso-mattone o rosso-cannella-mogano delimitate da contorni neri, le caratteristiche macchie iridescenti (di cui sopra), visibili ad ali chiuse con colori cangianti dal blu acciaio al violetto, dal verde smeraldo al bronzo. Ancora, alto groppone con larga barra orizzontale bianco-beige tra due altre più sottili scure, copritrici caudali allungate e grigie con estremità arrotondata e bordata di nero (a unghia), copritrici sottocaudali scure, copritrici sottoalari bruno rossastro. La coda è arrotondata (molto allungata e graduata solo in Oena) composta di dodici timoniere sempre grigie (con qualche "inquinatura" di bruno-rossiccio sul vessillo esterno in alcune specie) con banda nera trasversale posta oltre la metà della loro lunghezza e con ulteriore macchietta grigio chiara apicale, tutte dalla caratteristica forma tronca ma appuntita; le quattro più centrali hanno una colorazione più uniforme e il paio più interno, in particolare, dello stesso colore del dorso, è privo della banda trasversale nera. Il primo paio di timoniere presenta l'intera parte esterna del vessillo bianco puro o bianco-grigio, comunque molto evidente in volo nel contesto decisamente più scuro della coda.

Maschio di Tortora del Capo, evidente il dimorfismo sessuale. Foto e allevamento Filippo Montaguti

Tralascio, per dovere di sintesi, le considerazioni sulle notevoli analogie, leggasi continuità evolutiva, tra i generi africani Turtur e Oena e l'indiano Chalcophaps.
Venendo alla Tortora Maschera di Ferro, questa è un columbide molto conosciuto poiché per anni disponibile presso i rivenditori di fauna esotica a modico prezzo. La sua notorietà tuttavia non è mai andata di pari passo con i tentativi di allevamento in cattività per cui la quasi totalità dei soggetti oggi presenti sul mercato è di cattura.
L'uccello in oggetto purtroppo non ha mai suscitato un grande interesse negli ornicoltori che l'hanno, a mio vedere a torto, sempre giudicato di scarso interesse. Forse tuttavia a fronte di una crescente difficoltà nel suo reperimento alcuni cominceranno a ricercare questa deliziosa tortorella che sta divenendo rara riconoscendo di averne sottovalutato il valore.

Maschio di Tortora di ferro (Oena capensis).Foto e allevamento Filippo Montaguti

Devo riconoscere che anche io come molti altri ho acquistato a più riprese alcuni esemplari per poi disfarmene dopo non molto tempo senza mai tentare seriamente al riproduzione. La ragione del mio comportamento "volubile" derivava dal fatto che l'animale dapprima suscitava il mio apprezzamento per le sue fattezze accattivanti, ma poi presto mi stancava per via del suo piumaggio estremamente delicato e danneggiabile con troppa facilità oltre che per il suo comportamento in cattività quasi letargico. Ebbene infatti le tortore Maschera di Ferro, soprattutto se alloggiate in contenitori di dimensioni inadeguate, divengono estremamente passive, quasi inerti, limitandosi a nutrirsi di tanto in tanto dopo continuati periodi di riposo a terra o su di un posatoio. In realtà l'abulia del comportamento dipende da cattive metodologie di detenzione tra cui la già menzionata esiguità degli spazi oltre che dalle errate combinazioni di volatili eventualmente posti in una stessa gabbia o voliera. In particolare le timide Maschera di Ferro mal tollerano i coinquilini troppo dinamici e chiassosi che le inducono ad una vera e propria paralisi comportamentale. Ciò non significa che debbano essere necessariamente alloggiate sole, ma che è comunque necessaria una scelta oculata delle altre specie, nel rispetto delle loro esigenze di tranquillità, perché non subiscano uno stress continuo. Ritengo assolutamente da evitare ad esempio di alloggiarle assieme a tortore Diamantine (geopelia cuneata) o Zebrate (Geopelia striata) che pur di dimensioni analoghe risultano assai prepotenti ed aggressive nei loro confronti fino a ferirle o ucciderle (in mancanza di spazio per la fuga). Non destano alcun problema al contrario i piccoli estrildidi a loro volta mai minacciati da queste pacifiche tortorelle.

Particolare del piumaggio del dorso e delle remiganti primarie e secondarie che mostrano il tipico colore bruno-rosso acceso.
Foto e allevamento Filippo Montaguti

DESCRIZIONE
Si tratta di una tortora pigmea con fattezze a proporzioni di columbidi più grandi ma evidentemente "miniaturizzate" a soli 23-25 cm. di cui gran parte dovuti alla coda straordinariamente lunga. Questo insolito sviluppo delle timoniere centrali ha probabilmente una funzione di stabilizzazione ed equilibratura dell'animale: la coda infatti viene sempre sollevata dopo l'atterraggio per riposizionare correttamente il baricentro. Tutte le penne preposte al volo hanno dimensioni paragonabili alle analoghe di tortore di taglia maggiore (così non è, al contrario, in altre tortore di piccole dimensioni dei generi geopelia e columbina).
Il colore di base del dorso è grigio brunastro piuttosto chiaro tendente a scurirsi verso la parte terminale della coda e a schiarirsi fino a divenire bianco quasi puro sulla fronte ampia e ben evidente sul profilo del capo. Il grigio del capo sfuma in bianco sulla fronte attraverso una tonalità grigio azzurrognola che scende anche ai lati del collo e delimita nel maschio la maschera e la parte anteriore del collo dal tipico ed insolito colore nero velluto. Il ventre è bianco candido, una stria centrale del sottocoda e la pagina inferiore delle timoniere neri. Le copritrici caudali più esterne sono longitudinalmente marginate di bianco per circa metà della loro larghezza in continuità con il bianco del ventre; tutte mostrano una macchietta apicale grigio-biancastra; le timoniere del I paio, anche nella parte inferiore, hanno il vessillo esterno candido molto contrastante con il nero generale della pagina inferiore della coda. Le stesse spesso presentano inoltre l'angolo esterno della stessa pagina inferiore sottolineato da una macchia grigio chiara-binchiccia a forma di "virgola". Tutte le altre timoniere sono comunque marginate all'apice da una sottile stria grigia. La coda è considerevolmente lunga viste le proporzioni del corpo e fortemente graduata. Il IV, il V ed il VI paio di timoniere sono ampiamente più lunghe delle prime tre paia (più del doppio per il V ed il VI) e decisamente più sottili.
Le ali mostrano un'ampia zona laterale e latero-carpale grigio-azzurro molto chiaro più brillante nel maschio. Le macchie alari, di modeste dimensioni e molto scure, sono ben visibili con la loro iridescenza blu-violacea (tonalità più fredda nel maschio, più calda nella femmina). Remiganti primarie e secondarie sono bruno-rosso accesso, occultato ad ali chiuse, delimitato dal nero e questo, a sua volta, da una quasi impercettibile marginatura grigia. Le copritrici sottoalari sono pure di colore mattone rossiccio che fuma in nero in corrispondenza dell'ascella come pure le ausiliarie.

Un giovane di Tortora Maschera di Ferro. Il Sig. Montaguti ha riprodotto questa Tortora e nella seconda parte di questo bell'articolone tratterà ampiamente l'allevamento, l'alimentazione e la riproduzione. Foto e allevamento Filippo Montaguti

Sulla parte alta del groppone la caratteristica ed evidente stria orizzontale bianco-crema, più chiara nel maschio, più beige nella femmina, delimitata da due più sottili barre bruno-nerastre poco definite.
Il becco del maschio dalla base alle cere nasali è rosso violaceo nettamente delimitato dalla parte terminale giallo uovo o giallo-arancio. Nella femmina la parte terminale è grigiastra o giallo-grigiastra anche se alcuni esemplari, probabilmente in età avanzata, mostrano un colore giallo puro ma più pallido di quello del maschio. Il sottile anello perioftalmico e le palpebre sono grigi. Nelle femmine "la maschera" nera è completamente assente in quanto sostituita da una tenue colorazione bruno-grigiastra comunque nettamente delimitata dal candido ventre. Una sottile ma definita stria nera collega gli occhi al becco assottigliandosi ancora in prossimità dello stesso. La stessa stria compare anche negli immaturi di ambo i sessi, mentre nei maschi adulti residua la sola minima prosecuzione terminante in zona retroculare. Ambo i sessi hanno una sfumatura scura nella zona auricolare (c.f.r., in particolare, con la Tortora Tamburina). Le zampe particolarmente brevi e i piccoli piedi sono di colore rosso vermiglio con unghie nere. Detti risultano oltremodo adatti a consentire all'uccello di atterrare e sostare anche su rametti e cespugli esili ed inconsistenti dove la lunga coda, di nuovo, estriseca la sua funzione di bilanciamento e stabilizzazione dell'assetto del volatile. Il volo può essere inaspettatamente rapido grazie alla lunghezza delle remiganti primarie ma spesso è un lieve, lento e leggiadro "sfarfallare" di ramo in ramo. In volo spiccano le ali rossastre particolarmente luminose in controluce e la lunghissima coda scura sempre spigata durante il decollo e l'atterraggio.


Maschio di Tortora maschera di ferro (Oena capensis). Foto e allevamento Filippo Montaguti

ALIMENTAZIONE
La dieta è assai semplice e costituita principalmente di semi di miglio e di panìco. Sono solito aggiungere anche un po' del comune miscuglio di granaglie per tortore del quale ovviamente selezionano solo i semi più piccoli. Completo la dieta con poco pastoncino all'uovo morbido le cui dosi tuttavia devono aumentare sensibilmente in presenza dei piccoli. Spesso somministro anche polvere di osso di seppia e qualche piccola briciola di pane salato. Di tanto in tanto fornisco anche pellettato debitamente sminuzzato e due volte la settimana poca lattuga tagliuzzata molto fine (no sempre gradita).


Il nido con le due uova di colore crema al suo interno. (Oena capensis). Foto e allevamento Filippo Montaguti

ESPERIENZA DI ALLEVAMENTO
Nel mese di marzo del 2000 decisi di acquistare una coppia di tortore Maschera di Ferro motivato da una nuova determinazione nel tentarne l'allevamento. Introdotte sole, al chiuso, in un ampio gabbione a sviluppo orizzontale ho dovuto comunque attendere due anni prima di conseguire lo scopo che mi ero fissato. Molto importante è comunque posizionare le M. di Ferro in ambienti molto luminosi dove possano anche beneficiare dei raggi diretti del sole. Consiglio poi di ricoverarle all'interno, in locali anche non riscaldati, nei mesi invernali dei quali infatti più del freddo temono l'umidità.
Dopo i primi tempi di detenzione ho potuto constatare che il comportamento della coppia diveniva via via più interessante. Innanzitutto maschio e femmina si tenevano sempre a stretto contatto, se non fisico, con frequenti ma quasi inudibili richiami costituiti da un basso e trascinato "chuuuuu". Quando la coppia cominciò ad essere più affiatata divenne anche più rumorosa con richiami scambiati quasi in continuazione. Poi comparve il movimento sorprendente del maschio in amore che consiste nel dondolare ritmicamente e vistosamente le ali chiuse tenendo la coda, pure serrata, sollevata verso l'alto con un angolo di circa 45° e mettendo in evidenza la barra dorsale. Il capo lievemente proteso verso il basso con il mento vicino al collo. In questa postura il maschio emette un canto più sonoro traducibile in "chucu-cuuu chucuu-cuuu" sia a terra che dall'alto di un posatoio. Interessante osservare che, a differenza di molti altri columbididi, ma in linea con i tratti etologici dei generi Turtur e Chalcophaps, il maschio in parata non esegue veri e propri inchini, non gonfia significativamente il gozzo fin quasi a toccare il terreno, ma ha una postura che, a parte il movimento ritmico e molto rapido delle ali, è altrimenti statica.


La confidenza e le proporzioni (vedi foto) di uno dei giovani.. Foto e allevamento Filippo Montaguti

Questo comportamento del maschio non conduce necessariamente all'accoppiamento ma più spesso prelude a vistose effusioni con la femmina. Di nuovo, diversamente dalle meglio conosciute tortore del genere Streptopelia, non ho osserato i partners scambiarsi beccatine ai lati del becco o sul capo (comportamento da me al contrario osservato per le Maschera di Ferro solo in quanto rivolto dai genitori verso i piccoli) ma maschio e femmina intrecciano i colli portandoli reciprocamente verso il basso, quasi a sfiorare il terreno, in modo abbastanza energico. Quando la femmina vuole manifestare la sua disponibilità all'accoppiamento si abbassa sul terreno con una postura molto orizzontale allargando le ali per facilitare la salita del maschio. Il maschio, dal canto suo, cammina impettito intorno alla femmina varie volte prima di decidersi a salire emettendo ripetuti e sonori richiami. L'accoppiamento è poi "macchinoso" e goffo, non rapidissimo, seguito da richiami di entrambi i partners e da ripetute effusioni. Poi il reciproco imbeccarsi i modo ritualizzato e il riposo l'uno accanto all'altra. Non ho mai osservato accoppiamenti avvenuti su posatoi, ma solo a terra dove addirittura la prima volta venne costruito il nido. La mia coppia preferì, a dispetto dei nidi a coppetta posizionati a varie altezze, costruirsi un proprio "nidino" dal nulla sul terreno. Per la verità la femmina, invitata dal maschio in uno di detti nidi sospesi, vi pose un po' di materiale prima di cambiare definitivamente idea. Il nido, dicevo, è stato costruito in un luogo minimamente appartato sul fondo del gabbione con poche fibre di sisal disposte circolarmente. Notai la femmina sostare su detta inconsistente struttura per quasi un intero giorno, poi, l'indomani il primo uovo.


Le remiganti del giovane hanno già una colorazione differenziata. Foto e allevamento Filippo Montaguti

L'uovo a pressoché le dimensioni di quello di una diamantina pur lievemente più grande e di un colore decisamente crema-beige (o addirittura nocciola), non bianco (ciò nuovamente in linea con i generi Turtur e Chalcophaps). Il giorno successivo il secondo uovo che ho potuto osservare alzando delicatamente il maschio in cova dal nido che pur minaccioso non se ne è mai allontanato. La cova dunque inizia già con la deposizione del primo uovo e vede coinvolti entrambi i componenti della coppia. Tuttavia il maschio cova nelle ore centrali della giornata, da metà mattina fino al primo pomeriggio, mentre alla femmina spetta il turno più lungo. In particolare la femmina, all'atto di prendere posto sul nido, vi giungeva sempre con qualche ulteriore rametto che posizionava con cura. Più di una volta ho comunque potuto osservare entrambi i genitori intenti contestualmente alla cova ognuno coprendo un uovo.
Dopo quattordici giorni la prima schiusa preannunciata dall'insolita presenza della femmina durante il turno di cova del maschio; il giorno dopo la seconda. Le mie ispezioni al nido avvenivano nonostante le minacce dei genitori al modo tipico dei columbidi ossia con ali e coda spalancati e con ripetute beccate.


Il giovane maschio al termine dell'accrescimento. Foto e allevamento Filippo Montaguti

I piccoli, minuscoli, hanno l'inconfondibile fisionomia di tutti i columbidi, la pelle è particolarmente scura mente il piumino radissimo (se confrontato con quello dei piccoli di S. Turur, S. Risoria, S. Chinensis e C. Livia) di colore paglierino-bianchiccio. Sull'estremità del becco le tipiche macchiette scura e bianchiccia in punta. L'accrescimento e stato rapido nonostante il clima (aprile 2002) non fosse dei più favorevoli. I genitori hanno incessantemente covato i piccoli per due settimane. Al termine della seconda tuttavia i nidiacei venivano abbandonati per tempi progressivamente più lunghi. Durante la notte la cova è perdurata per un lungo ma imprecisato periodo. Il piumaggio dei nidiacei è quantomai mimetico e ricorda più colori di una quaglia che di un tortora. Così i primi rapidi movimenti dei piccoli a terra, presto in grado di camminare e correre (ma anche di volare), per poi accovacciarsi repentinamente in caso si sentissero minacciati. Ho apposto l'anello "tipo C" alla zampa quando il piccolo più vecchio aveva sei giorni mentre l'altro naturalmente cinque.
Tornando al singolare quanto straordinariamente attraente piumaggio dei piccoli, detto non ricorda affatto le cromie parentali ma, nuovamente è in linea con il piumaggio dei giovani dei generi Turtur e Chalchophaps: ogni penna nelle parti superiori grossomodo presenta una nitida barratura orizzontale per cui la penna alla base beige-grigiastra è attraversata da una sottile linea nera, poi da una grossa stria beige-ocra, a sua volta seguita da un'ulteriore sottile stria nera ondulata e termina in fine con una macchia bianco sporco a forma di mezza perla. Il capo ed il collo sono finemente ed indefinitamente barrati, la fronte ad il mento biancastri, le parti inferiori e i fianchi bianchi mentre le copritrici sottocaudali sono beige-grigiastro con una macchia apicale bianco sudicio. Le remiganti primarie, come pure le copritrici primarie e l'alula, sono di uno splendido rosso ruggine, sono più sottili, chiare e aranciate che negli adulti (non più brevi), contornate di bruno scuro e con una macchiolina tondeggiante beige brillante su di ogni estremità. Le secondarie sono finemente marcate dei soliti nero bianco beige; assenti le iridescenze ma al loro posto vi sono macchie scure della stessa forma incospique tuttavia nella "maculazione" generale del piumaggio. Le timoniere, simili a quelle dell'adulto, sono semplicemente di poco più fini e marginate di beige oltre che di "un nulla" più brevi a completo sviluppo. Sul dorso la barra orizzontale chiara è meno evidente che negli adulti, le due scure quasi indefinite. Le zampe ed il becco passano dal grigio piombo al grigio paonazzo seguendo lo sviluppo del soggetto. Così le unghie dapprima grigio-corno si scuriscono man mano a fino al nero. Il becco, in particolare, rimane privo di penne all'estremità superiore e inferiore per un periodo di oltre un mese dalla nascita, ragionevolmente per non ostacolare l'imbeccata dei genitori. Infatti nonostante i piccoli si nutrano regolarmente da soli a partire dalla terza settimana, continuano a chiedere imbeccate supplementari ai pazienti genitori nel modo tipico dei columbiformi ossia inserendo lateralmente il becco in quello dei genitori fino alla base del gozzo per stimolarne il rigurgito, dopo averli inseguiti vibrando energicamente le ali socchiuse ed emettendo il caratteristico questuante fischiettio. Nei primi giorni di vita, come è noto, l'imbeccata è a base di solo "latte di colombo", una sostanza lattiginosa altamente proteica secreta da apposite ghiandole dei genitori, per poi essere man mano integrata con granaglie e altri alimenti.
La muta dei giovani da me allevati, presto rivelatisi entrambi maschi, ha seguito un andamento parzializzato ed irregolare per cui per più di cinque mesi dalla nascita il piumaggio appariva casualmente misto di penne giovanili e da adulto. L'ultimo passaggio per il compimento dell'immagine adulta è stata la pigmentazione gialla del becco raggiunta gradualmente quando da tempo le zampe erano già completamente vermiglie.
- Nel giugno di quest'anno (2003) la mia esperienza riproduttiva sì è felicemente ripetuta pur con la sciusa di un solo uovo dei due deposti.