I Becchi dei Tucani
di M.T.
Con il nome di Tucani o Ranfastidi viene indicata una
caratteristica famiglia dell'ordine dei Piciformi comprendente sette
Generi (secondo alcuni autori i Generi sono solo cinque più alcuni
Sottogeneri) ed una quarantina di specie, chiaramente distinguibili da ogni
altro uccello per il grandissimo becco dai colori luminosi (due o tre tinte
diverse in genere) alto e più lungo del corpo. Altri autori sostengono
che siano state riconosciute trentasette specie di Tucani che vivono in una
vasta area che inizia dal Messico per finire all'Argentina settentrionale.
Ma quale è l'origine di quel nome così particolare? In realtà
si tratta di una modificazione al nome originario dato a questi uccelli dagli
Indiani della tribù dei Tupi che chiamavano questi volatili
dall'enorme becco "Toco".
Sarà proprio il becco il motivo di disquisizione di questo articolo
ma non possiamo non accennare alla magnificenza di colori che i Tucani esprimono
nel piumaggio.

Tucano sulfureo. Foto Fausto Branchi©
Alcuni considerano indispensabile alla sopravvivenza del Tucano
i suoi colori che, si dice aiutino la mimetizzazione tra la lussureggiante
vegetazione dei luoghi in cui vive, ma a dire il vero coloro che sostengono
questa tesi non hanno tenuto in debita considerazione che il Tucano costituisce
una esplosione vivente di chiasso e di dissonanze clamorose, di rumori sgraziati,
con i quali si annuncia clamorosamente anche all'aggressore più sprovveduto.
Chi li ha potuti ammirare in libertà difficilmente dimentica il chiasso
provocato da uno torma di Tucani.
Questi uccelli non sono dei particolari volatori; la coda corta fornita da
una speciale struttura muscolare ed ossea, permette e facilita un movimento
verticale anche su una distanza brevissima e permette all'animale di introdursi
nelle cavità degli alberi dove depone e cova le sue uova, dove riposa,
e dove si ripara in caso di attacco nemico.
La sua cova ha una durata di circa due settimane e ad essa collaborano ambedue
i sessi. I pulcini appena nati, a dire la verità, sono piuttosto brutti
e sono un esperto sarebbe in grado di riconoscere in quegli esserini dei futuri
Tucani. Nemmeno il becco, che contraddistingue la specie da adulti, è
indicativo, nei piccoli infatti è piatto, simile a quello di una papera
e assolutamente privo di colori.

Tucano Toco. Foto di Denis Avon
da "Uccelli esotici in colore"
Abbiamo così introdotto l'argomento becco, un vero e
proprio arnese coloratissimo che la natura a messo a disposizione di questi
uccelli.
Questo becco liscio, brillante, con i margini spesso taglienti e fortemente
dentellati compresso lateralmente e poco ricurvo all'apice, nonostante le
sue proporzioni, mastodontiche in rapporto alla taglia dell'animale, è
straordinariamente leggero perché la guaina ossea esterna è
rinforzata internamente da una rete di fibre cellulari rigide che lo irrobustiscono
senza appesantirlo. Il tessuto osseo spugnoso del becco è reso ancora
più leggero dall'aria che riempie le cavità nasali Perché
il becco dei Tucani si sia sviluppato in tal maniera nel corso del processo
evolutivo non è dato da sapere; si possono fare delle congetture, certo
è che questi animali sanno usarlo con abile disinvoltura e se in certi
casi può risultare d'impaccio, in altre occasioni risulta di estrema
utilità. Si potrebbe pensare che una così grossa dimensione
possa servire ad incutere paura, ma nel suo ambiente non inganna nessuno,
i suoi predatori sono coscienti dell'inconsistenza di quell'arma.

In evidenza l'enorme becco del Tucano Toco. Foto
Fausto Branchi©
Alcuni paleontologi hanno avanzato l'ipotesi, per la verità
azzardata, che in antichità i Tucani si cibassero di grandi insetti
ormai estinti, insetti che per le loro dimensioni avevano proprio bisogno
di becchi di quelle dimensioni per essere catturati ed ingeriti.
Un'altra ipotesi suggerisce che lo sviluppo abnorme sia dovuto al caso e che
l'adattamento fu necessario alla sopravvivenza tanti che questi uccelli lo
usano con la precisione di un bisturi.
L'autore di questa nota ritiene che questi becchi siano un rimasuglio delle
grandi creste ossee che ornavano il capo dei rettili volanti del passato remotissimo.
Se prendiamo come esempio il Pteranodonte, notiamo che era dotato di una enorme
mandibola senza denti e che una cresta ossea prolungava la testa posteriormente.
Molto probabilmente queste creste ossee avevano funzioni equilibratrici. A
conferma, se osserviamo la struttura di un Tucano ci accorgiamo che in realtà
necessità di una ricerca continua di equilibrio.
Lungo quanto il corpo, come dicevamo, esso è infatti qualche cosa di
più di un becco; essi lo usano per cibarsi, principalmente di frutta
ma anche di vermi e piccoli nidiacei che trovano nei nidi di altri uccelli
posti sui grandi alberi, meta frequente di grandi gruppi di Tucani che si
riuniscono per i loro chiassosi congressi.

Andigena laminirostre
Proprio per la sua dimensione il becco liscio e a forma della
canoa dei Pellirosse, non è proprio uno strumento ideale per un mangiatore
di frutta, tantomeno è un'arma di difesa a causa della sua leggerissima
struttura.
A causa del loro enorme becco hanno un modo tipico di mangiare, levando il
becco in alto; ad esempio per ingerire un frutto ne staccano un pezzo con
i margini aguzzi della ranfoteca, lo rigirano per un poco all'estremità
di questa e poi lo fanno scendere in gola rovesciando il capo in modo che
il becco si levi verso l'alto, oppure lanciando il frutto verso l'alto per
poi inghiottirlo al volo.

Tucano dal becco macchiato
(Selenidera maculirostris). Foto
di Denis Avon, tratta da "Uccelli Esitici in Colore"
I Tucani duellano spesso inoffensivamente fra loro a colpi di
becco e a volte si gettano frutti o bacche o se le passano l'un l'altro, come
una palla, comportamento che non si sa bene se abbia un significato di corteggiamento
o sia un semplice gioco.
Quando dormono i Tucani pongono il becco sul dorso e rovesciano in alto la
coda in modo da formare un tetto sopra il proprio capo.
Questi uccelli sono largamente diffusi nelle umide foreste tropicali dell'America
latina, dal Messico all'Argentina.

Tucano gola gialla (Ramphatos
citreolaemus). Foto
Fausto Branchi©
Vediamo ora di individuare quali sono le principali specie:
Tucano Toco (Ramphatos toco) : il becco rosso arancio con base
nera, nero è pure l'apice del ramo superiore.
Tucano di cuvier (Ramphatos cuvieri): piuttosto simile al Toco
il becco posside anche del colorebruno-rossastro con parte supèeriore
gialla e base nera, gialla ed azzurra
Tucano sulfureo (Ramphatos sulfuratus): becco di colore verde
chiaro con apice rosso e zona rossa più chiara sui lati del ramo superiore,
mentre sui lati del ramo inferiore c'è una zona azzurra.
Tucano dal becco verde (Ramphatos dicolorus): becco verde chiaro
con base nera e marginatura rossiccia sui bordi del ramo superiore.

Tucanetto dal groppone rosso (A.
haematophygius) - Tucano reale (R. ariel)
Tucano ariele (Ramphatos ariel): becco azzurro-nero
con alla base una striscia nera e quindi una più larga di colore giallo.
Tucano becco macchiato (Selenidera maculirostris): più
piccolo degli altri tucani anche il becco è in proporzione, di colore
biancastro con apice verdino e con macchie laterali nere.
Arcari (Pteroglossus arcari): ramo superiore del becco bianco
con culmine nero; alla base del becco marginatura bianco-gialla seguita da
un'altra nera
Arcari dal collarre (Pteroglossus torquatus): becco molto simile
al precedente dal quale si differenzia principalmente per la fascia perioculare
rossa, la fascia ventrale nera e una macchia nera la centro del petto.
Arcari dai due collari (Pteroglossus bitorquatus): ramo superiore
del becco giallo seppia, ramo inferiore bianco con apice nero.
Arcari verde (Pteroglossus viridis): ramo superiore del becco
bruno scuro con base e culmine giallo seppia e margine bianco; ramo inferiore
del becco nero con base rossa.

Arcari cresta riccia. (Pteroglossus
Beauharnaesii) . Foto di Onze Vogel.
Tucano di Baillon (Baillonius bailloni): becco
brunastro con base rossa.
Tucano verde (Aulacorhynchus prasinus): ramo superiore del becco
giallo con base del culmine bruna e margini bluastri; ramo inferiore nero;
base del becco bianca.
Tucano dal becco nero (Andigena nigrirostris): becco nero con
un po' di rosso sui lati alla base.
Tucano laminorostre (Andigena laminorostris): becco nero con
ampia macchia gialla verso la base del ramo superiore e macchia rossa nella
prima parte del ramo inferiore, tinta rossa che si estende un po' anche sulla
base del ramo superiore.