L'esperienza di R.C. risale a qualche anno fa e solo su nostra pressione l'allevatore ha composto questo breve articolo con pochi appunti che avete trascritto durante la prima covata.
Lo ringraziamo per questo e ci auguriamo che ci trasmetta altre sue esperienze.
Una decina di anni fa, pur non avendo grande esperienza, ho scritto sulla riproduzione dei miei Ciuffolotti, questa volta vorrei, in modo conciso, e senza tante divagazioni, trattare l'argomento Verdoni. Ovviamente descriverò quella che e stata la mia esperienza di allevamento con questa specie, Carduelis chloris , allevato in voliera e in purezza e assieme ad altri soggetti nostrani e canarini.
Oggi allevare il Verdone è di moda anche per le tante bellissime mutazioni che in questi anni hanno fatto bella mostra nei concorsi di tutto il mondo.
Riferire quindi della mia esperienza non sarà cosa eclatante, dato anche che, in un ambiente adeguatamente preparato e con soggetti sani e robusti il Verdone rende al massimo delle sue capacità; interessante può essere, invece, l'osservazione diretta che si può fare sui piccoli, relativa allo svezzamento ed al compimento di una buona muta in quanto ormai è risaputo che il Verdone ha fama di uccello delicato proprio nella fase del post svezzamento.
Nella voliera da me allestita avevo alloggiato due coppie di Verdoni che verso la fine di giugno hanno iniziato quasi all'unisono la costruzione del nido, svezzando nella prima covata (ho iniziato a scrivere queste note a fine luglio), cinque piccoli: quattro in un nido e uno solo nell'altro. Precedentemente una femmina aveva deposto tre uova che si erano regolarmente schiuse, ma i cui piccoli li trovai a terra morti già il giorno della loro nascita.
L'alimentazione adottata per entrambe le coppie era la più varia possibile: misto per canarini, pastone all'uovo, pastone per insettivori (in verità mai nemmeno toccato da nessuno dei miei Verdoni), frutta in grande quantità, pupe di formica. Ho provato a somministrare ai Verdoni anche piccole cavallette, ma posso dire che non hanno interessato i miei soggetti.
Ho osservato invece che un grande aiuto allo sviluppo dei piccoli è arrivato insperato da una femmina di Cardellino da una femmina di canarino di colore, che regolarmente porgevano l'imbeccata quando le madri erano assenti.
E' probabile, anche se non li ho mai visti personalmente, che l'imbeccata sia continuata anche dopo l'uscita dal nido.
In questa prima covata ho perso un solo soggetto: il pullus, unico nato, è morto all'improvviso senza apparenti sintomi premonitori, il ventre non era arrossato, e il soggetto appariva piuttosto in carne.
Gli altri quattro novelli godono di ottima salute e sono ormai indipendenti e cercano di imitare gli altri uccelli nella ricerca del cibo, becchettando qua e là quello che trovano.
AI termine dell'imbeccata, ho osservato che i gozzi dei nidiacei erano sempre pieni di pastone all'uovo e anche il consumo di questo alimento da parte delle femmine mi conferma la predilezione per questo cibo. Nelle mie ispezioni non ho mai osservato nei piccoli gonfiori o disturbi al fegato, è probabile che lo spazio e il movimento, unitamente ad una sana e varia alimentazione composta in gran parte da semi immaturi di piante a crescita spontanea, favoriscano l'irrobustimento dei piccoli, che hanno un bel aspetto, vivace e sano.
I risultati ottenuti in questa mia prima esperienza sono stati positivi e mi riprometto, il prossimo anno, di tentare l'allevamento in gabbia con i soggetti nati quest'anno.